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Più grande la Juve o Agnelli? Le risposte in “Juventus story”

Riccardo Signori
3 ottobre 2016

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Più grande la Juve o Gianni Agnelli? Ad ognuno la sua sentenza. Quella di “Bianconeri.Juventus story” dice Gianni Agnelli. Sì, certo, non te lo fa pesare, nemmeno lo esplicita ma te lo fa intendere.

Spiegazione su “Bianconeri.Juventus story”.
Si tratta di un docu-film (nelle sale italiane solo nei giorni 10, 11 e 12 ottobre) realizzato  da Marco e Mauro La Villa, appassionatissimi juventini, come il padre, che in collaborazione con la grande Famiglia, in stretto contatto produttivo con Lapo Elkann per il progetto e Ginevra Elkann per “Good films” (con Nexo digital), hanno tracciato una storia documentata e documentaristica sulla Juve, sul legame con gli Agnelli, sulla grande via indicata dall’Avvocato.”La  vera gara fra le noi e le squadre milanesi sarà tra chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella o loro la seconda”. E già si intuisce quale sia la vera anima del calcio made in  Agnelli nel nostro calcio di serie A: le sfide tra Milan, Inter e Juve. Non molto di più. Idea che viaggia a Torino come a Milano. Non a caso il docu-film si occupa di Moratti e Berlusconi, di Milan e Inter e di niente altro che non sia Juventus e dintorni. Macchè Roma, Torino, Fiorentina o Napoli!

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Storia appassionata sulle vittorie del campo, ma anche sulle sconfitte della società. Resterà sempre un dubbio su tutto quanto fu Calciopoli: e se l’Avvocato fosse stato in vita? Troppo grande in senso totale, intelligente e astuto per lasciar finire la sua società in un vortice così devastante. La figura di Gianni Agnelli accompagna subito il visitatore in questa sorta di Museo –Juve, e così la voce narrante di Giancarlo Giannini e le musiche alle quali ha collaborato Ennio Morricone.
Agnelli si racconta, alcuni filmati lo raccontano. Ne viene fuori la figura dominante del film. Lo si intuisce manager dai concetti di ferro in una assemblea Fiat e padre che si pone la domanda di ogni padre: dove ho sbagliato? Quanto di buono ho realizzato con i figli? Eppoi c’è la sua appartenenza alla Juve e viceversa: divertimento e passione, competenza e intuito. Appunto la Juve di Sivori e Charles, quella di Michel Platini con il dispiacere di aver necessariamente ceduto Liam Brady, al quale è dedicato un ricordo importante: quando segnò il rigore che decise lo scudetto. Juve di Gianni e Umberto Agnelli, di Boniperti e Trapattoni, di Roberto Baggio e Gigi Maifredi, di Ale Del Piero , Marcello Lippi, Gigi Buffon, Giorgio Chiellini e Antonio Conte. Parlano in tanti: Del Piero e Buffon insieme a Pirlo, Conte, Chiellini e Bonucci tracciano il film delle ultime annate. “Non ci sarà scudetto più imprevisto, imprevedibile e importante di quello vinto stavolta”, sintetizza il portierone dopo aver passato il Purgatorio della serie B (racconta di essersi tolto 500 mila euro dallo stipendio) ed essere ritornato a vincere il campionato. Il primo di Conte sul quale la storia mette il punto, riducendo solo a citazione statistica (probabilmente per tempi tecnici di produzione) quelli successivi compresi gli ultimi con Allegri, che nel docu-film non viene nemmeno considerato. Ma in quanto a dimenticanze è in buona compagnia: Cabrini e Scirea, tanto per citare, restano nella storia, non proprio nel film.

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Il documentario ci racconta le vittorie sul campo, per le sconfitte non c’è mai tempo, ripercorre la vicenda dolorosa dell’Heysel, si ricompone nel piacere del ricordo delle altre coppe conquistate, gioca con il conto degli scudetti (trenta sul campo), ci illustra i momenti della perdita dei grandi padri (Gianni ed Umberto Agnelli) ed anche quello della separazione dalla Triade (Giraudo-Moggi-Bettega). Senza dimenticare di sottolineare che Moggi si era montato la testa. In quel frangente ci sarebbe voluto l’Avvocato che, di Luciano Moggi, disse: “È un male necessario”. Chissà come avrebbe risolto il problema?

Resta, nell’eterno sfondo in bianco e nero, l’idea e l’immagine di una grande storia di calcio e di famiglia. Anche se non tutti saranno d’accordo sull’ipotesi che Gianni Agnelli sia più grande della Juve. Chi scrive si pone sull’altra sponda: più grande la Juve. Certamente più duratura.

Ps: per chi ama il genere, vale la pena ammirare le cravatte indossate dall’Avvocato tra foto e filmati. Sono una sorta di defilèe che segna una eleganza senza tempo.


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