Arte

Plasmare la vita: la scultura di Auguste Rodin

Luca Siniscalco
2 novembre 2013

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Vaghezza delle forme, “non finito” come prassi estetica, allusività quale strumento comunicativo: queste le peculiarità essenziali della scultura di Auguste Rodin (Parigi 1840 — Meudon 1917). Un’opera magistrale nella decostruzione di schematismi scolastici ormai usurati, inadatti a travolgere la percezione dello spettatore a lui coevo; una poetica immensa nella creatività di nuove prospettive mediante cui rapportarsi ad un mondo in costante articolazione dinamica.

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Il genio di Rodin può oggi essere ammirato sino al 26 gennaio 2014 nella splendida ed evocativa Sala delle Cariatidi del milanese Palazzo Reale. L’esposizione ivi allestita intende ripercorrere gli sviluppi artistici dell’opera dello scultore, presentato come una sorta di alter ego moderno di Michelangelo. I due artisti hanno molto in comune e il capoluogo lombardo, fiera dimora dell’incompiuta Pietà Rondanini, non può che illustrarlo con efficacia. Come Michelangelo, Rodin intendeva far sì che l’idea forgiasse la bruta massa marmorea permettendo alla forma di emergere dalla materia, in un’operazione plasmante ed individuante diretta a delimitare il caos. Grazie alla sua intuizione del “non finito”, tuttavia, Rodin si proietta in un percorso nuovo ed avanguardistico, imperniato su quel dinamismo e quella potenza vitale che emergeranno straripanti a cavallo fra Ottocento e Novecento.

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La forma si genera dal movimento, in un circolo cinetico in cui i piani metafisici di immanenza e trascendenza si sovrappongono in una completa organicità. La forma diviene così territorio liminale, confine autovalicantesi che è passaggio verso l’ulteriorità, la cui affannosa e disperata ricerca sarà sempre più stigma di un Occidente in crisi.
Tre le sezioni in cui l’esposizione è articolata: la prima è dedicata alle opere giovanili, ispirate alla classicità ma già foriere di scandalo, in particolare nel gruppo de “Il bacio”; segue un secondo settore incentrato sulla maturità dello scultore, contraddistinta dalla capacità di elaborazione delle figure che emergono dai blocchi di pietra; infine la sezione consacrata al “non finito”, vertice espressivo dell’opera di Rodin.

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Promossa e prodotta dal Comune di Milano, Palazzo Reale, Musée Rodin di Parigi, Civita e Electa, in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, l’esposizione è curata da Aline Magnien, Conservatore capo del patrimonio del Musée Rodin di Parigi, in collaborazione con Flavio Arensi. La rassegna presenta un corpus di oltre 60 opere: si tratta quindi della più completa rassegna che sia mai stata allestita sui marmi di Auguste Rodin, grazie anche ai prestiti concessi da importanti istituzioni pubbliche come il Petit Palais-Musée des Beaux-Arts de la Ville di Parigi, il Musée Faure di Aix-les-Bains, il Musée de Picardie di Amiens, oltre all’ente parigino che custodisce la memoria e l’opera del grande artista.

Luca Siniscalco


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