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Gli "infestati"

Porn groove e one night trasgressive

staff
6 luglio 2012

Antesignana fu Millie Jackson: cambiava i testi alle canzoni di Dolly Parton; ora molti artisti la imitano e così il porn groove, ovvero canzoni ballabili, solitamente molto pop o soul, ma dai testi inequivocabili che, a volte, rasentano (pur mantenendo un aspetto ironico) la pornografia, impazza. Capostipite di questo mood è senza dubbio Immanuel Casto: giovane, bello, lavora prima in teatro e poi, con le sue canzoni, conquista il popolo di internet. Vi citiamo i pochi titoli riferibili: “Bondage”, “Il Tempo degli Abusi”, “Touchè” , “25 escort” e “Revival”. Il suo primo cd ufficiale è “Adult Music”. Testi spinti, ma video eleganti e ben girati;  i fan lo chiamano “Casto Divo” o “il Vate”. Ora presenterà alla Mostra del Cinema di Venezia “A Wonderful Life”, suo primo cortometraggio. Altro esponente di questa ondata, ma molto più soft, è Osvaldo Supino, un nome, una garanzia: ha persino avuto due candidature ai BT Digital Music Award, accando ad artisti del calibro di Rihanna e Madonna. Partito da Castrocaro, ora canta “Get Sexy”, ritratto, nella copertina del disco, mentre armeggia con una canna dell’acqua. In comune, i due hanno una inclinazione verso i temi religiosi: in due video raccontano storie di preti. Casto, ora in tournée, molto amato da Simona Ventura, cantò al compleanno della conduttrice “Happy Birthday” accompagnato da Laura Pausini (!): fu il particolare “regalo” di Francesco Facchinetti. Ventura è stata la prima a lanciare il genere con “Pop Porno” del duo Il Genio che divenne il tormentone di “Quelli che il Calcio e…”. Guarda caso: alcune volte Immanuel si è esibito live proprio con Il Genio. Successo nei club privè italiani e internazionali e nelle one night, per Lala McCallan, all’anagrafe Daniele Pacini, tra l’altro vocal guest di Casto, che è ora la più famosa cantante “en travesti”: spazia da Maria Callas (delizioso il suo remix di “Casta Diva”) a Mariah Carey; il suo spettacolo “Viva la Diva” è rimasto in cartellone per più di un anno al Teatro Eden di Bologna. Truccatissima e vestita sempre con abiti stupendi, è stata ora notata da Pedro Almodovar. Pensate che debuttò nel musical “Jesus Chist Superstar” e che frequenta Joaquin Cortes. La cosa particolare è che questo genere è entrato nei salotti buoni: signore irreprensibili si sono scatenate sulle note (e sulle frasi) di questi nuovi idoli. Lo stilista Massimo Crivelli ne ha fatto la colonna sonora di una sua festa. In tempi di crisi assistiamo ad un recupero smodato, Hurts in testa, delle sonorità anni ottanta: a lanciarlo sono stati il Plastic e il Borgo del Tempo Perso e il ristò Milleluci dove la gente si scatena, oltre che con il porno groove, su improbabili pezzi come “Matta-Ta” di Patrizia Pellegrino e “Su di Noi” di Pupo. Serate trasgressive, quasi sempre gay friendly, ma dallo spirito quasi goliardico: lontane anni luce dalle dark room o dai club per scambisti. Può sembrare strano, ma è proprio Milano a tenere alta la bandiera: dal Barbarella Club, con pseudo minatori armati di trapano sul palco, al Queen, che ha come icona Viola Valentino, dal The One con sexy camerieri e go-go boys che servono la cena ai tavoli, starring le drag Moira Trans e Regina Miami, alle serate Vogue Ambition. Più travestimento che travestitismo un pò ovunque, anche al ristorante: da “Miracolo a Milano” alla one night “Palestrina”, un esercito di drag queen imita le icone della musica: da Patty Pravo a Donna Summer. Lo staff del Coquette Party, sempre a Milano, consiglia anche un hotel nei dintorni a prezzi scontati; un avventore ci dice: “Serve a colmare il buco nero nell’era del marketing (?)”. Dal Mammamia allo Stupida di Torre del Lago Puccini, dove si è accolti da Markesa e da una truppa di sudati cubisti, è tutto un fiorire di serate GLBTQ; e ancora il Bananamia a Torino, con serate dai titoli irriferibili,il Gay Village a Roma, adorato da Rita Rusic, il Classic Club di Rimini. Vogliamo dimenticare il ritorno del Bal Masquè? Ovunque gente mascherata, in quanto l’anonimato facilita l’approccio. Infine, ecco il boylesque, versione maschile del burlesque: oliati ragazzoni imitano la raffinata Dita von Teese. Si, ormai è tutto trasversale: alto e basso, arte e sesso, travestimento e goliardia. Non a caso, Carlo Masi, star porno gay e icona di serate alternative, ha recitato a teatro “Fatti senza Parole” di Beckett , diretto da Andrea Adriatico.  E Luciano Melchionna ha fatto il tutto esaurito per mesi, a teatro, con lo splendido “Dignità Autonome di Prostituzione.”

 

Ivan Damiano Rota


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