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Jungfrau

Carla Diamanti
12 febbraio 2015

Jungfrau

Amate il bianco in tutte le stagioni? Allora dovete salire sulla ferrovia più alta d’Europa e arrivare fino alla vetta dello Jungfrau per fare un viaggio indimenticabile.

I proverbiali treni svizzeri (una rete capillare ed efficientissima con un sistema di coincidenze assolutamente perfetto che ha anche un nome, Swiss Travel System) portano fino a Kleine Scheidegg dove comincia un viaggio fuori da ogni dimensione. Il tempo di scendere, abbracciare con lo sguardo la triade alpina di Eiger, Mönch e Jungfrau e si riparte subito a bordo del trenino rosso alla volta della stazione “Top of Europe”, a 3454 metri. Il convoglio si arrampica lungo la cremagliera seguendo il sogno di Adolf Guyer-Zeller, l’industriale svizzero che volle arrivare fin quassù in treno, scavando pareti granitiche e sfidando pendenze mozzafiato. Oggi, oltre un secolo dopo quel 1912 in cui venne inaugurata la ferrovia, il trenino conserva intatto il fascino dell’inizio, sebbene il confort e soprattutto l’accoglienza all’arrivo abbiano fatto ormai un balzo nel futuro. Le carrozze di legno e velluto si fermano due volte nel ventre della montagna per permettere alle decine di migliaia di turisti che arrivano da tutto il mondo (e specialmente da India, Corea, Cina e dal Giappone) di scendere per cinque minuti e affacciarsi sui balconcini sulla parete nord dell’Eiger, preludio allo spettacolo che ammireranno più in alto.

Arrivati in cima il viaggio è appena cominciato. Prima tappa il rito del timbro sul Passaporto Jungraubahnen che vi avranno dato prima di partire e nel quale sono raccontate tutte le caratteristiche di questa straordinaria opera, dalla data di nascita (1 agosto 1912) al dislivello (1393 m) e alla lunghezza (9,3 km), fino agli anni necessari alla costruzione, cominciata nel 1896. Subito dopo i quattro minuti di filmato panoramico a 360° vi rapiranno i sensi e vi proietteranno in un universo di ghiacchio, roccia, neve e nuvole: tutto quello che avvolge questa stazione da mito. Poi, oltre la galleria di musica, immagini, testimonianze e tributi agli uomini che hanno realizzato l’opera immane, ecco la grotta scavata nel ghiaccio da due guide alpine nel 1934. E’ un labirinto bianco fatto di nicchie e corridoi: oltre 1000 metri quadrati nel ventre del ghiacciaio dove la luce, l’azzurro, il silenzio preparano allo spettacolo che troverete sulla terrazza della Sphinx. Uscite anche se fa freddo, anche se l’inverno si manifesta con un freddo incredibile e un vento bianco di neve. Uscite coperti anche d’estate, perché l’azzurro del cielo non vi inganni sulla temperartura reale. Uscite perché lì, sulla terrazza e sul ghiacciaio, capirete perché un uomo ha voluto sfidare la natura per condividere il suo sogno anche con noi.

Carla Diamanti
www.thetraveldesigner.it


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