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Trentino

Carla Diamanti
30 luglio 2015

150730 Cartolina

Un trionfo di chiome e foglie verdi che si distendono quasi come fossero una bandiera spiegata dalla natura per ricoprire colline e montagne. Attorno al giardino, quasi come una cintura di pietre, un muro disegna il profilo di Castel Beseno, il più grande complesso fortificato del Trentino. Una storia lunghissima segnata da scontri e combattimenti che continuarono a più riprese e caratterizzarono i secoli dal XII al XX, quando si interruppero, paradossalmente, con le guerre mondiali. Fu qui che nel 1487 le truppe tirolesi del vescovo di Trento sconfissero l’esercito della Serenissima, iscrivendo per sempre quell’anno nella storia come l’anno della battaglia di Calliano. Le vicende del passato oggi sono state trasformate in percorso di visita al castello, dai torrioni alle sale arredate, oltre che spunto per le rievocazione in costume che periodicamente vengono organizzate.

Salite sul camminamento di ronda e capirete perché questo luogo abbia avuto una storia così travagliata. Arrivati sulla stupefacente terrazza panoramica guardate da una parte e dall’altra e vedrete l’altipiano di Folgaria e la valle dell’Adige: qui passavano le antiche vie di comunicazione fra l’impero germanico e la penisola italica che fecero del castello un fortilizio in posizione strategica. Il fiume ai suoi piedi, è l’Adige, e seguendolo si arriva a Trento, dove il Castello del Buonconsiglio, il più grande dei castelli trentini, con i forme e volumi sembra giocare con le linee futuriste del MUSE, il museo delle scienze che da poco ha festeggiato il suo secondo anno. La Torre dell’Aquila che proteggeva l’antica residenza dei vescovi di Trento custodisce un capolavoro: è il “ciclo dei mesi”, un affresco trecentesco che fa il paio con i dipinti e le scene di caccia della Torre del Falco.

Seguendo ancora il fiume ecco la deviazione verso la Val di Non, il regno delle mele. Qui, aperto sull’anfiteatro della valle e incorniciato da una quinta di montagne, Castel Thun è più dolce e racconta il suo ruolo di dimora di una delle illustri e potenti famiglie della zona. Cinque secoli di mecenatismo hanno lasciato arredi e opere d’arte, oltre alla Stanza del Vescovo che profuma di legno di cirmolo. In attesa che l’autunno trasformi questo verde in una tavolozza di sfumature e che le mele diventino le protagoniste di Pomaria, la festa loro dedicata, godetevi la bellezza di Casez, un delizioso borgo di montagna con una piazza rinascimentale incorniciata da dimore patrizie.

Carla Diamanti
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