Postcards

Marocco (vol. 1)

Carla Diamanti
10 aprile 2014

Marocco

Tenetevi forte. Questo viaggio assomiglia a un tuffo in un caleidoscopio, a un giro sulle montagne russe, a un libro che vi tiene attaccati alle pagine anche se le palpebre implorano il sonno. E’ così il Marocco, un susseguirsi di luoghi e soprattutto di paesaggi inattesi. Non parlo del Marocco delle città imperiali, ma di quello del sud, del deserto e dell’Alto Atlante, delle gole e degli oued, delle palme e della roccia.

Cominciate a Marrakech, contemplate i merletti di marmo delle Tombe Saadiane al mattino presto. Poi alzate lo sguardo e lasciatevi rapire dalle cicogne che in primavera riposano sui nidi che sembrano turbanti su comignoli, pali e minareti. Poi salite in alto, come loro, e affacciatevi al tramonto su una delle terrazze su Jemaa el Fna, l’universo della cultura, dei colori, dei profumi e del folklore marocchino. Godetevi un tè alla menta sul roof garden del Café de France e poi cenate su un’altra terrazza, più lontana dal clamore e con un fascino totalmente diverso. Per farlo spostatevi nel suq Cherifia (quello delle passamanerie) salite all’ultimo piano, oltre gli oggetti multicolori e le boutiques dei giovani creativi e gustatevi il fresco e la cucina fusion della Terrasse des Epices: un altro scorcio e un’altra emozione.

Perdetevi per i vicoli dei suq, dove le mercanzie indicano la strada e segnano il confine. Ecco il suq delle babbucce, con quelle gialle tradizionali che spiccano sulle altre, ecco le spezie che circondano la pittoresca piazzetta di Rahba Kadima e le venditrici di cappelli di lana, sedute su stuoie di paglia. Ecco i tappeti che portano il segno delle tribù  berbere che li hanno tessuti, ecco il vetro decorato dei piccoli bicchieri da tè. Ecco le ceramiche, i tessuti il pellame. Ecco i fanous, lanterne di metallo traforato che creano suggestivi effetti di luce, appese attorno a place des Ferlebantiers. Ecco i gioielli d’argento e pietre dure, pesanti e vistosi e perciò affascinanti.

Colori ovunque, a cominciare dalle djellabas e dai caffetani per finire sui piatti di tajine gialli come il limone, scuri come i datteri, le prugne o le albicocche secche che accompagnano la carne. Colori anche fuori della Medina, in quell’angolo di armonia e cromatismo che sono i Jardins Majorelle, dove il verde delle innumerevoli specie di piante è interrotto dal blu – il blu Majorelle, appunto – che riflette il cielo e incornicia la spettacolare collezione di oggetti berberi che custodisce.

A due passi dai giocolieri e dai cantastorie che accendono ogni sera piazza Jemaa el Fna, alle spalle della Koutoubia, bussola di chiunque arrivi a Marrakech, ecco la storia e il fasto dell’hotel La Mamounia. Concedetevi un aperitivo per sentirvi parte del mito, attraversate i saloni che accolgono celebrità da quasi un secolo, regalatevi un momento indimenticabile. Poi rituffatevi nella sera di Marrakech fra i vicoli della Medina per tornare alla vostra dimora in uno dei riad tradizionali come l’esclusivo Dar Darma, l’elegante Riad Dari o Riad Marana, semplice e accogliente.

E il resto del Marocco? Ve lo racconto con la prossima Postcard!

Carla Diamanti
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