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Prada Resort 2018: un Osservatorio sulla modernità

Martina D'Amelio
8 maggio 2017

Miuccia Prada cede al fascino della Resort con una sfilata esclusiva nei nuovi spazi dell’Osservatorio in Galleria Vittorio Emanuele a Milano: il luogo dove tutto è iniziato.

Era il 1913 quando qui apriva i battenti la prima boutique della griffe. Solo qualche mese fa invece faceva il suo debutto lo spazio museale vista cupola dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, avamposto “centrale” dell’ormai nota Fondazione.

Osservatorio Prada, oggi, vede protagonista il primo defilè interamente dedicato alla Resort 2018: una linea che, in verità, la stilista non ha mai voluto ingabbiare in una definizione (e in un evento). La collezione infatti sfugge di per sé agli stereotipi delle Cruise e mira a celebrare la Belle Époque di Prada, proiettandola direttamente nel futuro.

I Pradismi qui ci sono tutti – dall’impronta sportswear alle piume anni Venti, dalle stampe alle trasparenze delicate, dalle camicie workwear alle bralette – ma sull’insolita passerella si respira aria di modernismo. Non s’intende solo quel diffuso movimento progressista internazionale che coinvolse la fine del Diciannovesimo e l’inizio del Ventesimo secolo, agli albori della Maison: se Prada punta da sempre sull’heritage, la collezione guarda in avanti e rilegge alcuni stilemi del passato alla luce delle nuove tendenze e di un nuovo mondo, sempre più integrato.

Così, la leggera organza si fa plissé; l’architettura di ferro della location si riflette nei sottili tacchi scultura e negli accenti metallici; il nylon è l’insolita struttura di giacche dall’ensemble romantico; il cappotto lascia scoperte le spalle e si adorna di marabù; i lupetti-armatura e le gonne dai colori pastello si avvitano sul corpo grazie a una lavorazione a rilievo che sembra guardare da vicino alle impalcature circostanti; il tubino scollo a cuore presenta zip e patches in velcro, ma si abbina perfettamente ai calzettoni, alle sneakers e alla coroncina tra i capelli alla Pocahontas/Joséphine Baker – oltre che alla classica, intramontabile cintura logo.

Un logo che riappare, questa volta ingrandito e scomposto, sui micro abiti all’orientale, sui completi pigiama e sulle mini bag da portare a mano, insieme a una stampa Liberty che vede ancora la firma dell’illustratore visionario James Jean.

Nonostante le reticenze di Miuccia Prada, la sua non-Resort getta un’ancora nel panorama delle viandanti collezioni Cruise: un punto fermo tra passato e presente, solido come gli archi di ferro della Galleria.


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