Design

Presentato il Serpentine Gallery Pavillon 2016

Roberto Levati
4 marzo 2016

00_Serpentine Gallery BIG

Anche quest’anno la Serpentine Gallery di Londra, nota galleria d’arte inaugurata nel 1970 all’interno di Kensington Garden, presenta il padiglione estivo che da giugno ad ottobre integrerà gli spazi espositivi del museo.

A partire dal 2000, infatti, la Serpentine Gallery seleziona un architetto a cui assegnare il proprio padiglione temporaneo, pensato per ospitare un folto programma di eventi e manifestazioni.

Negli anni si sono susseguite grandi firme, come Zaha Hadid (2000), Rem Koolhaas (2006), Frank Gehry (2008), SANAA (2009) e Herzog & de Meuron (2012), ciascuna delle quali ha contribuito alla realizzazione di una ricca collezione di spazi architettonici eleganti e raffinati.

L’edizione 2016 è stata affidata allo studio BIG, guidato dall’architetto danese Bjarke Ingels, che negli ultimi anni si è affermato nei panorami architettonici di tutto il mondo. Tale annuncio è stato accompagnato da una sorpresa, infatti; per la prima volta nella storia della galleria, il padiglione sarà affiancato da quattro Summer house, piccoli spazi da 25 mq affidati ad altrettanti progettisti accuratamente selezionati. A firmare queste realizzazioni saranno l’inglese Asif Khan, unico architetto “di casa”, il nigeriano Kunlé Adeyemi, lo studio tedesco-americano Barkow Leibinger e il franco-ungherese Yona Friedman, classe 1923.

  • Serpentine Gallery BIG

  • Serpentine Gallery BIG

  • Serpentine Gallery ZAHA HADID

  • Serpentine Gallery REM KOOLHAAS

  • Serpentine Gallery GEHRY

  • Serpentine Gallery SANAA

  • Serpentine Gallery ZUMTHOR

  • Serpentine Gallery HERZOG & DE MEURON

  • Summer House di ASIF KHAN

  • Summer House di BARKOW LEIBINGER

  • Summer House di KUNLé ADEYEMI

  • Summer House di YONA FRIEDMAN

Il progetto del padiglione 2016 nasce da uno degli archetipi dell’architettura: il muro. Un muro che viene scomposto e decompresso, trasformato in una superficie libera e sinuosa che si modella per dar forma ad ambienti che ospiteranno una caffetteria ed uno spazio per eventi.

Realizzata con profili scatolari estrusi in fibra di vetro, la struttura richiama la trama dei classici muri di mattoni degli edifici inglesi, dilatandosi nella successione spazi e permettendo alla luce naturale di diventare protagonista nella caratterizzazione degli spazi interni.

La presenza diventerà assenza, l’ortogonale curvilineo, la struttura gesto, e la scatola blob”, questo è quanto dichiarato dall’architetto danese immaginandosi un visitatore che, camminando attorno e attraverso il padiglione, si trova di fronte ad una edificio “in movimento”, capace di mutare il suo aspetto a seconda del punto di osservazione.


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