Il mio punto di vista

Prima della Scala aspettando l’Expo

Gabriella Magnoni Dompé
10 dicembre 2014

Gabriella Magnoni Dompé © SGP

Una frase è stata scritta più volte in questi giorni che ben dipinge questa Prima della Scala 2014: una continua protesta di chi confonde la cornice mondana con il quadro, cioè la cultura.
Questa avrebbe dovuto essere la nostra PRIMA finestra sull’Expo, o meglio avrebbe dovuto essere la PRIMA DELLA SCALA dell’Expo. Non dico che abbiamo del tutto perso un’occasione, ma i punti di domanda rimangono molti.

Per parte mia, dico che noi presenti ce l’abbiamo messa tutta per testimoniare l’orgoglio di esserci. Esserci per la cultura lirica di cui siamo depositari e che tutto il mondo ci invidia; esserci per testimoniare che l’Italia non è soltanto quella del rating degradato di Standard and Poor’s; esserci per una festa in onore della nostra bellissima città che tanto Amo; esserci il 7 Dicembre al Piermarini sempre ed in ogni caso, non per un presenzialismo tanto sventolato quanto scomodo – almeno ai nostri giorni -, ma per sostenere delle tradizioni che faranno bene anche a tutti coloro che oggi sono fuori dalla Scala a protestare, ma che un domani si renderanno conto di quello che può essere in termini di indotto e in termini di sviluppo un brand che ci pone sotto i riflettori di tutto il mondo. Esserci infine perché è giusto sostenere le nostre istituzioni (e prima di tutto quelle cittadine) anche quando i cosiddetti vip disertano il parterre e quando le luci sono un po’ appannate, quando soprattutto sarebbe molto più semplice rimanere a casa a criticare. Un foyer sotto tono ma di grande orgoglio, questo sicuramente; eleganza per lo più contenuta con punte di ostentazione da parte di pochissime.

Ed alla fine è stato un Fidelio che ha incantato tutti! A sorpresa, un’opera per la cui scelta molti hanno storto il naso, che invece si è rivelata attualissima non solo nella pièce, ma anche nell’ambientazione, grazie alla rivisitazione moderna delle scenografie. Un’opera in cui il recitato si unisce al lirico in una quasi antesignana rappresentazione di Broadway – e perdonatemi il parallelo che può sembrare irriverente, ma che in realtà riesce a trasmettere immediatamente la carica di modernità di cui quest’opera è portatrice.

Sono alla mia seconda rappresentazione del Fidelio in occasione della Prima e credo che sia un’opera non facile. La decisione ripetuta così a breve (l’altra edizione risale al ‘99) di aprire la stagione scaligera con un’opera non così conosciuta, mi porta ad un’ulteriore riflessione sulle motivazioni di questa scelta. Mi aveva colpito allora come oggi il tema della libertà, sicuramente pilastro dell’opera. A 15 anni di distanza, questo mi è sembrato ancora più attuale, mi ha saputo parlare come donna: la libertà infatti qui si associa all’amore e alla forza di una figura femminile che veste panni maschili.
E dunque come non pensare all’importanza delle donne che, sia al governo, sia in importanti cariche istituzionali, hanno nelle mani gran parte del nostro futuro?

In un clima di conflitti internazionali di certo non trascurabili, la scelta di un compositore come Beethoven, poi, parla da sé: lui, così europeista senza saperlo, lui che seppe creare il famosissimo “Inno alla gioia”, ora inno europeo per antonomasia, ultimamente suonato per l’anniversario della caduta del muro di Berlino.
In ultimo non posso non ricordare che questa è stata l’ultima prima del maestro Barenboim, figura forte e positiva in un momento non certo facile per la Scala, il teatro dove da sempre si è concretizzata gran parte della nostra Storia che ora leggiamo nei libri.
Concludo dicendo che la cultura è una vetrina globale che nessun paese si lascerebbe sfuggire e non dimentichiamoci ancora una volta che questa è stata la Prima della Scala che ci proietta all’apertura di Expo.

Volenti o nolenti non possiamo non augurarci che questo grande evento da cui ormai non ci possiamo esimere, pena il ludibrio mondiale, sia un volano per rilanciare il nostro paese al di là di tante polemiche.