Cinema

Prometheus alla scoperta di Alien

Giorgio Raulli
17 settembre 2012

Nato come prequel del celeberrimo “Alien”, “Prometheus”, di Ridley Scott, rivela una trama assolutamente indipendente dall’horror fantascientifico del ’79: tra il 2089 e il 2093 alcuni scienziati scoprono un’antica mappa stellare che indicherebbe l’esistenza di visitatori che potrebbero aver dato inizio alla vita sulla Terra. Peter Weyland (Guy Pearce), discendente del fondatore della Weyland Corporation, finanzia la costruzione dell’astronave Prometheus per raggiungere il pianeta LV-426 nel settore Zeta-Reticuli segnato sulla mappa ritrovata. Lì l’equipaggio dovrà affrontare una dura battaglia.
Le mille domande che i fan si sono sempre posti sul mostro alieno avrebbero potuto trovare una risposta in questo film, ma Scott aveva dichiarato che, durante la scrittura dell’opera, lo avrebbe trasformato in qualcosa di completamente diverso; è alla fine, prima dei titoli di coda, che il profilo xenomorfo creato da Hans Ruedi Giger si rivela… Tra gli internauti di questo viaggio singolare, Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) porta una crocefisso al collo ed è convinta che la vita abbia un’origine divina. Al contrario il suo ragazzo Charlie Holloway, interpretato dal semi-sconosciuto Logan Marshall-Green – visto sul piccolo schermo nella parte del fratello maggiore di Ryan in “O.C.”-, la accusa di buttare al vento secoli di darwinismo. Questa doppia posizione su uno dei quesiti più importanti dell’esistenza umana è un perfetto esempio di come in questa pellicola il regista abbia tentato di avvicinarsi ad una fantascienza in stile kubrickiano “2001: Odissea nello spazio”. Un altro dei membri principali di questa squadra è l’androide David (Michael Fassbender), che sa e riesce a capire più o meno tutto, comprese le lingue aliene, ed è quasi inevitabile ricollegarlo ad HAL 9000. “Prometheus” è pieno di suspense, la stessa suspense che Ridley Scott aveva posto nell’originale del 1979, tra spazi strani e inquietanti, dall’illuminazione “lunare”, luoghi di un mistero che non viene ancora svelato (almeno non tutto), dove regnano solo interrogativi e un forte senso della scoperta.

Giorgio Raulli


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