Letteratura

Quando le streghe non vivono nelle fiabe

staff
5 giugno 2011


È una vecchia con una gamba d’osso, vive in una capanna dalle zampe di gallina circondata da ossa umane. Si sposta in volo su un mortaio, fendendo l’aria con un pestello. È anche un po’ crudele: divora i viandanti, terrorizza le ragazze, è oscena e non sa cucinare.
Nel grembiule di Baba Jaga, tipica strega delle fiabe slave, si nascondono motivi inquietanti: i risvolti disturbanti della vecchiaia e una femminilità esoterica, misteriosa ma affascinante, perciò demonizzata dalle società patriarcali. La megera incarna un modello femminile di indipendenza totale e addirittura feroce, che solo lo sguardo di una donna può con pazienza svelare e mostrare nella sua interezza e complessità.
Il difficile compito è brillantemente portato a termine da Dubravka Ugrešić, scrittrice croata affermatasi saldamente a livello europeo. Con una raffinata sensibilità l’autrice indaga l’universo femminile in un racconto che i critici del Times non hanno esitato a definire “decisamente postmoderno”, facendo del mito folklorico di Baba Jaga il filo rosso della sua appassionata ricerca.
“Baba Jaga ha fatto l’uovo” (edizioni Nottetempo) crea una dimensione in cui leggenda e realtà convivono, si mescolano e finiscono per sovrapporsi. Darne una definizione si rivela problematico, al punto che perfino la categoria di romanzo risulta poco adatta a contenerlo: la narrazione invade lo spazio del racconto breve, sottrae elementi alla fiaba e dilaga fino a sfociare in scrittura saggistica.
Il percorso tracciato dall’autrice è sinuoso e parte da due racconti: nel primo una scrittrice parte per la Bulgaria, con lo scopo di visitare i luoghi familiari alla madre, vecchia e malata, per la quale parole e ricordi ormai sfumano e si confondono. La accompagnerà una giovane donna, una stramba e petulante studiosa di folklore slavo. Nella seconda storia assistiamo al surreale e tragicomico soggiorno in un centro benessere di tre anziane signore.
Il legame che unisce i due racconti è impercettibile, sembrerebbe consistere al più in una straordinaria quanto rara attenzione dedicata a un argomento delicato e scomodo come la vecchiaia – soprattutto quella femminile.
A illuminare retrospettivamente il dittico, ecco allora il saggio “Baba Jaga per principianti”, la cui autrice (la stessa studiosa del primo racconto) delinea un profilo della vecchia strega attraverso le fiabe slave, interpretando alla sua luce la narrazione precedente, di cui si trova paradossalmente a fare parte.
Concessione straordinaria da parte di un autore, la chiave di lettura è servita: i rimandi testuali emergono, i simboli si decodificano, le protagoniste mostrano i loro punti di contatto mentre prende forma, dietro a Baba Jaga, un anticlassico ideale femminile. Tutt’altro che “sesso debole”.

 

Maria Stella Gariboldi


“Baba Jaga ha fatto l’uovo” di Dubravka Ugrešić, Nottetempo, traduzione di Milena Djoković, pp. 424.


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