Cinema

Quando un padre: un dramma catartico e strappalacrime

Michela D'Agata
15 giugno 2017

Quando un padre (titolo originale: A Family Man), nei cinema dall’8 giugno, è il film che segna il debutto alla regia di Mark Williams.

Dane Jensen (Gerard Butler) è un vero e proprio workaholic, un cacciatore di teste freddo e calcolatore, concentratissimo sul lavoro, ma che trascura la sua famiglia, convinto che il miglior modo per prendersene cura sia guadagnare quanto più possibile.

Diventerà ancora più cinico e senza scrupoli nel momento in cui entrerà in competizione con una promettente collega per una promozione; ciò comporterà un ulteriore allontanamento dalla moglie e dai suoi tre figli, già sofferenti per la sua assenza. A riportare Dean sulla retta via sarà il figlio maggiore Ryan che, ammalandosi gravemente, costringerà il padre a rivedere le sue priorità, mandandolo chiaramente in crisi.

A tratti smielato, il film si concentra sulla ricostruzione del rapporto tra padre e figlio, tra moglie (Gretchen Mol) e marito  nelle dinamiche quotidiane, ma soprattutto sul capovolgimento del sistema di valori di Dean, posto davanti al bivio lavoro-famiglia.

La drammatica situazione rappresentata figura però come espediente narrativo di poca originalità, atto a far scattare la lacrima facile ma poco di più. Il ruolo stereotipato del narcisista sulla via della redenzione, perno dell’intera narrazione, si cuce perfettamente addosso a Gerard Butler – che tra l’altro figura tra i produttori della pellicola – interprete convincente dotato dell’intensità adatta a rappresentare un uomo che nell’arco narrativo compie un’evoluzione emotiva e caratteriale.

Un cast di tutto rispetto (Alfred Molina, Willem Dafoe), un valido direttore della fotografia (Shelly Johnson) e un’ottima colonna sonora fanno da cornice a questo classico dramma strappa lacrimoni che non deluderà gli amanti del genere.


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