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Quanto è grande Milano, lo dicono Inter e Milan

Riccardo Signori
4 dicembre 2017

Rino Gattuso

L’Inter  va in testa al campionato dopo un anno di ribaltoni. Il Milan si fa imbalsamare dal colpo di testa di un portiere, e aggiunge al suo guinness dei primati quello di aver permesso al Benevento il primo punto in serie A. Che dire? Grande Milano! Non si fa mancare nulla. Il calcio milanese ha recuperato la scena: nel bene e nel male. Il campionato di serie A è certamente più intrigante e incerto rispetto agli ultimi cinque-sei. Possiamo solo esserne contenti, anzi attanagliati. Però Milano è una grande Milano: i cinesi nerazzurri lo avranno finalmente capito. Quelli (ipotetici) rossoneri staranno facendo i conti con i loro errori. E allora perché Milano è grande? Perché ha dimostrato a Suning, e compagnia pagante, che solo con ottimi giocatori, se non grandi (leggi Icardi), in Italia si vince o si conquistano posizioni di prestigio. E a quelli dell’altra sponda, peraltro non ben identificati, che non basta spendere danari in modo dilettantesco per dirsi pronti a giocarsela fra le migliori e pensare alla Champions league.

Milano è grande perché nessuna altra città italiana sarebbe stata in grado di spiegare al mondo, soprattutto a quello cinese, che il calcio è un mistero gaudioso, non sempre glorioso ma spesso doloroso. L’arrivo di Luciano Spalletti all’Inter ha rimesso le cose in chiaro: i tumulti da spogliatoio sono stati placati, i nuovi acquisti hanno cominciato a rendere, i giocatori di valore hanno dimenticato la voglia di altre maglie (vedi Perisic), tutti hanno preso a remare furiosamente per un gioco e un risultato di squadra. E l’Inter ora è prima in classifica, con una bella faccia calcistica, Mauro Icardi capocannoniere del campionato, un pizzico di buona stella e , detta con Spalletti, la possibilità di guardarsi in faccia con la Juve. Per il Napoli, retrocesso al secondo posto, ci sarà tempo. Un bel programma prenatalizio.

Luciano Spalletti

Il cambio della guardia fra Vincenzo Montella e Ringhio, Rino, Gattuso, invece, ha portato una beffa in più alla compagnia di (s)ventura milanista: un altro pareggio, stavolta concesso al Benevento, squadra finora a zero punti in classifica. Aggiungete che il primo gol del Benevento è stato segnato da Puskas, un ragazzo del vivaio interista, e l’incredibile pareggio realizzato, all’ultimo minuto, dal portiere Alberto Brignoli, bergamasco di Trescore Balneario, classe 1991, proveniente dal vivaio della Juve (!). Dopo aver subito 18 gol, Brignoli ne ha segnato uno.

Chi mai riuscirà a dimenticare un evento simile? Nemmeno la partita che consegnò il Milan alla serie B apparve così beffarda. Milan da depressione cronica e da penitenza generale. A cominciare dai dirigenti che hanno composto questa squadra cercando di rifilare tutte le colpe a Montella. Ora toccherà a Gattuso sostenere il peso e la parte.

Ed ecco l’altra grandezza di Milano: ha dimostrato che improvvisazione, dilettantismo,fumo negli occhi e una società fantasma non portano da nessuna parte. Chiunque giochi , alleni o diriga, deve passare da queste parti per rispondere al fatidico: chi sei? Cosa fai? Dove vai? Quanto vali? Gattuso ha ancora un mese di tempo prima di trovare risposta. Gli altri sanno già tutto. E il giorno che Milano tornerà grande con entrambe le squadre calcistiche, vedrete che non ci saranno dubbi sul valore dei suoi giocatori. Oggi valgono per tutti solo due nomi: Icardi e Perisic. Per altri interisti, Skriniar, Vecino, Candreva, Borja Valero, bisognerà attendere. Invece i milanisti dovrebbero cominciare a sfogliare la margherita: questo si questo no…Donnarumma vai, Cutrone resta. Suso vai, Romagnoli resta. Bonucci vai, Conti restaKalhanoglu vai (magari a gennaio), Andrè Silva resta (se si sveglia)… E a cercare un paio di campioni veri per il futuro.


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