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Cinema

Quello che so di lei: Catherine Deneuve e Catherine Frot a confronto

Michela D'Agata
8 giugno 2017

Quello che so di lei” (titolo originale: Sage femme), nei cinema dal 1° giugno, è il sesto lungometraggio dell’attore e regista francese Martin Provost.

Claire (Catherine Frot) è un’ostetrica estremamente appassionata del suo lavoro, una missione che riesce a svolgere con naturale talento ed infinita dolcezza; nonostante questo, la sua carriera sta per volgere al termine. Un giorno, all’improvviso, dopo ben 30 anni di assenza, piomba nella sua vita la stravagante Béatrice (Catherine Deneuve), amante del suo defunto padre.

Per quale motivo? L’eccentrica donna, uno spirito libero amante della vita, alcolizzata e giocatrice d’azzardo, rappresenta l’esatto opposto di Claire, riservata, equilibrata e oltremodo coscienziosa.

Dopo iniziali ed inevitabili rancori da parte della stessa Claire, indispettita dal ritorno della donna che un tempo le ha rovinato la famiglia, nascerà un intimo legame tra le due, che nelle loro differenze troveranno la loro forza. L’ossimorica coppia recupererà tutto il tempo perduto: da un lato Béatrice vedrà in Claire la figlia che non ha mai avuto, mentre Claire accoglierà nella sua vita Béatrice come una nuova figura materna.

Quella che potrebbe inizialmente apparire una storia poco originale, si sviluppa in un modo imprevisto, soprattutto grazie alla sensibilità del regista e sceneggiatore Provost, abile nel costruire personaggi femminili di grande spessore, come già in altre sue opere. Un grande merito, questo, che possiamo ricondurre al cinema francese in generale, capace di dare sempre più spazio alle donne nelle pellicole.

Due attrici fenomenali, Catherine Deneuve e Catherine Frot, danno l’ennesima prova del loro talento, interpretando con cura e grande eleganza due anime in evoluzione che lottano per superare un momento difficile della loro vita. La Deneuve viene particolarmente valorizzata dal ruolo frizzante e carismatico, capace di rimarcare quel suo fascino di intramontabile diva.

Nota di merito anche per l’ambientazione: viene mostrato allo spettatore un lato insolito della capitale francese, privilegiando luoghi semplici, come la campagna, e anche periferici e poco conosciuti della città.

Un inno alla vita comune in linea con il taglio dell’intero film: un dramma agrodolce che alterna riso e pianto e che esalta la leggerezza e la semplicità, distanziandosi da melodrammi visti e rivisti.


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