Letteratura

Questo non è amore

Virginia Francesca Grassi
24 febbraio 2013

«Ci ho messo quindici anni a lasciarlo. Ma ora che ho passato i cinquanta e vado in giro con un segnalatore satellitare che mi collega 24 ore su 24 al Centro antiviolenza, ho ricominciato a vivere. Sono libera. Perché non ho più paura. Prima, invece, avevo solo paura: così tanta che di notte me la facevo addosso, come una bambina».

Comincia così la storia di Sara, una storia fatta di abusi, violenze, minacce, inseguimenti, depressione, di corse in ospedale, lividi e denunce – quasi tutte ritirate. Una storia in cui secondo amici e conoscenti «quella ad avere dei problemi ero io», mentre il marito tirava di coca e la picchiava col manganello.
Poi ci sono Maria, Elena, Greta, Giovanna, Emma, Amal, Monika. Ordinaria follia quotidiana, banale brutalità. Ma la violenza può essere banale?

Qui parliamo di gente normale, di donne normali. Impiegate, manager, casalinghe, libere professioniste, ricercatrici all’estero. Indipendentemente dall’età e dall’estrazione sociale.

Pensate che questo non vi riguardi?
Ogni tre giorni una donna viene uccisa da un marito, un compagno, un ex. I dati sono questi. E’ il “genocidio nascosto”, per usare l’espressione di Amartya Sen.

Perché una donna – quasi sempre adulta e apparentemente libera –, al primo spintone, al primo schiaffo o alle prime parole crudeli, non allontana da sé per sempre l’uomo che la sta minacciando?
E’ la domanda centrale che, come un filo rosso, percorre “Questo non è amore”, opera collettiva realizzata da “La ventisettesima ora” e pubblicata da Marsilio editore.
Il blog del Corriere della Sera – ideato da Barbara Stefanelli e a cui collaborano giornaliste, giudici, psicologhe, docenti universitari – prende il nome da una ricerca della Camera del Commercio di Milano, in cui è stato affermato che “le giornate delle donne sembrano durare 27 ore”.
Ne è nato un intenso e durissimo libro inchiesta, che pagina dopo pagina ci accompagna attraverso questo mondo nascosto fatto di violenze, vessazioni, umiliazioni, stupri domestici. Un pugno nello stomaco.
Racconti in prima persona, parole di donne che ce l’hanno fatta, hanno rotto le catene del silenzio e hanno denunciato. Ma anche di uomini che si sono fatti aiutare – i “maltrattatori”, come li chiama la legge – e di persone che hanno a che fare con quella violenza ogni giorno, per lavoro: medici, magistrati, carabinieri.
Come Antonio: voleva fare il parà, ma, per un litigio con il suo superiore, è finito nella divisione violenza sulle donne e sui bambini. Ha imparato a riconoscere i segni, le cicatrici invisibili, i lividi dell’anima, e oggi al posto di dire “torna a casa e fate pace” sa ascoltare.

Testimonianze concrete di una problematica sociale di cui è importante parlare e informare. Perché riguarda tutte noi, nessuna esclusa. E non deve lasciar da parte nemmeno gli uomini, anche quelli che credono di non aver nulla da spartire con la violenza.

Virginia Grassi

“Questo non è amore” di La ventisettesima ora, Marsilio editore, pp. 267.

All’interno, l’elenco diviso per regioni e città dei Centri antiviolenza presenti sul territorio.
Segnaliamo inoltre che i proventi della vendita verranno devoluti al Centro antiviolenza Biblioteca delle donne Melusine dell’Aquila.


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