Letteratura

Racconti a bordo treno

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1 luglio 2012

Sentire parlare di treni potrebbe richiamare a molti immagini dalla coloritura apocalittica di pendolari innervositi, vagoni stracarichi, controllori glaciali. Resta poco del fascino che questo mezzo conservava fino al secolo scorso, soprattutto a causa dell’avanzata di automobili e trasporto aereo: nonostante l’attrattiva esotica della Transiberiana e quella forse più giovanile dei viaggi in InterRail, non si può certo dire che la ferrovia incarni ancora l’idea di progresso e la promessa di avventura con la quale nacque nel XIX secolo.
E lo stesso declino sembra essere toccato alla presenza del treno nella letteratura. Se Hercule Poirot poteva risolvere il celebre caso di assassinio sull’Orient Express, e anche il commissario Maigret si ritrova alle prese con un omicidio avvenuto su un treno, è difficile ritrovare questo mezzo di trasporto nei romanzi più recenti.
Stefano Malatesta, grande viaggiatore e direttore scientifico del Festival della letteratura di viaggio, ha cercato di rispolverare il genere. Nasce così “Viaggio in treno con suspense”, una raccolta di otto racconti, tutti volti a ripensare il treno, di volta in volta apparizione, cornice, protagonista. Le firme sono quelle di Andrea Camilleri, Giovanni Fasanella, Raffaele La Capria, Stefano Malatesta, Dacia Maraini, Dante Matelli, Vieri Razzini e di Sandro Viola, grande conoscitore del Medio Oriente recentemente scomparso.
Otto storie, ognuna racconta a modo proprio il treno: c’è quello che appare nel torrido paesaggio siciliano del 1945, regalando a un ragazzo un viaggio di piccola e dolce voluttà, e quello in cui si svolge l’incontro tra la signora Jole e un uomo curioso, colto e affascinante, che però ricorda stranamente un rapinatore di banche. In un vagone ferroviario può capitare addirittura di sentire la voce di Alëša Karamazov, o di imbattersi in una coppia stravagante e cafona che nasconde un mistero complicato. O ancora,  che la propria strada incroci quella di una prostituta minacciata dal protettore, in un viaggio Taranto-Roma che porta a una gioventù ormai passata.
Il treno come luogo distaccato, che attraversa tante stazioni, si ferma e riparte mantenendo al proprio interno una dimensione separata. È il luogo dell’incontro, e quindi dell’imprevisto, come il viaggio; ma è anche la scena di fatti drammaticamente reali, come nel caso dell’Italicus, l’espresso Roma-Monaco colpito dall’attentato neofascista del 4 agosto 1974.
Tra le pagine di questi racconti – complice forse il periodo estivo, di vacanze e itinerari –  le suggestioni della ferrovia rinascono e si ripropongono. Nell’era degli spostamenti rapidi e solitari, l’idea di un viaggio che non sia solo trasferimento da un luogo all’altro, ma esperienza da vivere – guardando fuori dal finestrino e parlando col vicino appena conosciuto –  suona allettante, come la riscoperta di qualcosa di ovvio che si era momentaneamente dimenticato. Certo, sperando di non ritrovarsi coinvolti in nessun omicidio.

 

Maria Stella Gariboldi


“Viaggio in treno con suspense”, AA VV, Giano Editore, pp. 260


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