Interviste

Raffaella Curiel

staff
6 febbraio 2009


Un incontro insolito quello con Raffaella Curiel che, con fra le braccia il suo amato cane, ha parlato di moda, anoressia e capitali del fashion system.
Spontanea, raffinata e più vulcanica che mai, la regina dell’Alta Moda italiana ha svelato il suo sogno: sfilare a Parigi, l’unica città degna di ospitare le collezioni Haute Couture, e aggiunge “a Milano non si capirebbero quegli eccessi mentre Roma non è più quella di una volta quando c’erano Versace, Capucci, Lancetti e Ferré. Allora eravamo dieci nomi importanti, ora la stampa internazionale non viene per quattro presentazioni”.
Il capoluogo lombardo rimane invece capitale incontrastata del pret-a-porter e a chi dice che manca creatività risponde “chi viene a Milano si aspetta sempre idee nuove ma non sempre ci possono essere”.
Per Raffaela Curiel la moda è una ricerca continua e minuziosa “mentre ora troppi giovani intraprendono questa strada pensando di diventare belli, ricchi e famosi, ma di Armani ce n’è uno solo. Io ho passato anni a cercare di accostare veli di diverse tonalità come facevano i grandi del passato mentre adesso si vuole tutto e subito”.
Una critica dunque alle nuove generazioni che appare anche riguardo la sua idea di stile quotidiano “odio i jeans strappati”, sostiene, e aggiunge “la moda deve essere semplicità”.
Parlando invece di anoressia, Raffaella Curiel, da sempre impegnata in associazioni umanitarie e iniziative sociali, spiega che la magrezza in passerella è un fatto tecnico “poche forme mettono in risalto gli abiti e la tipica camminata incrociata è un escamotage utile per nascondere gambe spesso storte; si è fatta questa scelta e ora molte ragazze, sbagliando, cercano di emulare le modelle che vedono sfilare”.
Infine si lascia andare ad una confessione “in più alla maggior parte degli stilisti non piacciono le donne, ma questo non si può dire”.

Intervista curata da Luca Micheletto e Leonora Cassata


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