Musica

Rapiti dal fascino sinfonico russo

staff
28 gennaio 2013

Il secondo concerto della stagione sinfonica scaligera ha senz’altro affascinato gran parte del pubblico che ha potuto assistere a uno dei tre appuntamenti della scorsa settimana. In programma solo due brani di grande valore e durata: nel primo tempo la suite sinfonica Sherazade op.35 di Rimsky Korsakov abbinata alla Sinfonia n°4 in fa minore op.36 di Pëtr Il’ič Čajkovskij nel secondo tempo. L’orchestra era, come sempre, la Filarmonica della Scala, nella sua massima espansione di elementi, chiamati a sostenere la ricchezza timbrica e il vigore sonoro insite nelle opere dei due grandi compositori russi.

Alla direzione il grande Nicola Luisotti, da sempre molto versato per gli autori russi, ha dato un’ottima prova del proprio carisma e dell’entusiasmo contagioso che porta sul palco e nella sala, anche attraverso una gestualità davvero energica e incisiva. Luisotti, a oggi direttore musicale stabile dell’Opera di San Francisco e del Teatro San Carlo di Napoli, ha avuto una formazione musicale di ampio raggio, affiancando il diploma in pianoforte agli studi di tromba, canto e composizione, ed arrivando alla notorietà internazionale come direttore “solo” dieci anni fa.

Nella prima metà della serata il pubblico è stato stregato da quel capolavoro che è Sherazade, indimenticabile per forza evocativa e incisività delle linee melodiche. Anche per l’orecchio di un profano è impossibile non cogliere il sapore folkloristico e popolare dei temi usati dal compositore e non rimanere affascinati di fronte all’orchestrazione imponente. L’opera, scritta nel 1888, è tratta da Le mille e una notte, la celebre raccolta di racconti orientali in cui la principessa Sherazade racconta ogni notte una storia diversa al marito sultano per non farsi uccidere e, dopo mille e una notte, lo convince della propria fedeltà, conquistandosi la vita. Molto evidente è il contrapporsi dei due temi, quello percussivo e tenace che raffigura lo spietato sultano e quello soave, dolce e sinuoso concentrato nel timbro del violino solista che emerge in modo sottile dalla massa orchestrale. In questa occasione il ruolo solista è affidato al primo violino dell’orchestra, Francesco De Angelis.

Il secondo tempo è invece stato colmato dalla musica di Čajkovskij, nella grandezza della sua quarta sinfonia, composta nel 1878. Si tratta di un’opera a programma, in cui quindi il compositore descrive movimento per movimento il percorso di senso che attribuisce alla propria musica. Si passa così dal Fato, come tragico principio regolatore della vita umana e del primo tempo, alla malinconia della sera nell’andante con moto; scivolando nell’indeterminatezza dello Scherzo pizzicato si arriva al quarto movimento finale, la cui musica è “il quadro di una festa popolare” in cui la gente semplice si diverte spensierata, senza sentirsi schiacciata dal peso incombente del Fato, perché “in fondo la vita è bella”. Un’opera che, se da una parte difetta della forza evocativa di Sherazade, dall’altra non manca di affascinare per la varietà di caratteri e idee musicali e per l’utilizzo imponente dello strumento orchestrale.

Eva Marti


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