Fotografia

Revival del Vedutismo con Ghirri e Guerzoni

Alberto Pelucco
15 ottobre 2014
Franco Guerzoni, Progetto per "Aia", 1970. Foto di Luigi Ghirri. Courtesy: Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

Franco Guerzoni, Progetto per “Aia”, 1970. Foto di Luigi Ghirri. Courtesy: Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia

Nel 1969 una navicella statunitense atterrò sul suolo lunare da dove realizzò le prime fotografie della Terra. Da uno di questi scatti ha inizio la carriera del fotografo emiliano Luigi Ghirri, protagonista con l’artista modenese Franco Guerzoni della mostra “Nessun luogo. Da nessuna parte Viaggi randagi con Luigi Ghirri”, fino al 9 novembre 2014 alla Triennale di Milano.

Miliardi erano i soggetti e gli scorci che quella fotografia racchiudeva in una sola immagine, costituendo una sorta di “universale del visibile”. Soggetti che Ghirri decide di rivelare con un’indagine che porta case abbandonate, edifici industriali e cantieri a vedere smascherati i propri codici visivi, con lo stesso modus operandi dei Vedutisti Canaletto e Pietro Bellotti, che nelle loro vedute o “capricci” rendevano visibili dettagli in ombra, come finestre e porte buie.

Dalla fotografia del paesaggio alla fotografia di architettura e archeologia del territorio il passo è breve e si compie nel libro “Danza doppiaViaggi randagi con Luigi Ghirri”, frutto del sodalizio di Ghirri con Franco Guerzoni, sviluppatasi tra gli anni sessanta e settanta. Dagli scatti del primo, raccolti in questo volume, il secondo partiva per realizzare le sue opere d’arte contemporanea.

Franco Guerzoni, Antropologie, 1976-78, stampe ai sali d'argento, cm 32x25. Courtesy: Collezione Privata, Milano

Franco Guerzoni, Antropologie, 1976-78, stampe ai sali d’argento, cm 32×25. Courtesy: Collezione Privata, Milano

In comune i due hanno l’interesse per paesaggi, naturali e non, e per le costruzioni spesso abbandonate a se stesse, dove è quasi sempre evidente l’influenza dell’uomo.

È il caso della casa diroccata della serie Affreschi realizzata nel 1972, che invita a riflettere sulla storia dell’edificio e, per estensione, alla storia del luogo che lo ospita. Oppure del “Progetto Per Aia” del 1970, dove le dimensioni dell’edificio sembrano ingigantite dal punto di fuga ribassato, a livello del terreno. In entrambe le immagini lo stile di Ghirri è chiarissimo: nessuna figura umana visibile, la cui presenza viene però sempre suggerita – nella prima immagine, dalla scala da cantiere sulla sinistra, mentre nella seconda dai sassi disposti in forma geometrica.

Porte, finestre, aperture sono un richiamo irresistibile allo spettatore che, se vuole vedere quanto vi si cela dietro, non deve fare altro che aprirle e proseguire nella sua esplorazione della realtà.

Franco Guerzoni, Affreschi, 1972, stampa ai sali d'argento, scagliola su cartoncino, cm 80x120. Courtesy: Collezione Privata, Milano

Franco Guerzoni, Affreschi, 1972, stampa ai sali d’argento, scagliola su cartoncino, cm 80×120. Courtesy: Collezione Privata, Milano

Ecco dunque che per i due artisti la conoscenza del mondo si configura come un set di bambole russe: una volta esplorata un’immagine, essa conduce a un’altra e poi a un altra ancora, in una sorta di caleidoscopio, dove ad un colore ne fanno seguito altri, per dar vita a una tela compiuta.

Come quelle che nel 1700 turisti inglesi e nordeuropei acquistavano in qualità di souvenir a Venezia dal giovane Antonio Canal.

Alberto Pelucco

Nessun luogo. Da nessuna parte – Viaggi randagi con Luigi Ghirri
10 ottobre – 9 novembre 2014
Triennale di Milano, Viale Emilio Alemagna, 6 20121 Milano
Orari di apertura:
da martedì a domenica, 10.30 20.30, giovedì 10.30 23.00. Lunedì chiuso.
Web: www.triennale.it
Tel. 02 724341
Ingresso gratuito

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