Cinema

Ricatto per un pianoforte

Giorgio Raulli
28 marzo 2014

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Tom Selznick (Elijah Wood) è un talentuoso giovane pianista che, ritiratosi anni prima a causa della sua fobia da palcoscenico, durante il concerto che segnerà il suo ritorno sulla scena si ritrova sotto tiro da parte di un cecchino (John Cusack): costui lo costringe a eseguire alla perfezione la complicata “La cinquette”, minacciando lui e la moglie Emma (Kerry Bishé).

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Fin dai titoli di testa il rimando a Hitchcock è palese e l’impressione che si ha man mano che Il ricatto va avanti è che il regista spagnolo Eugenio Mira abbia voluto omaggiare il re del thriller senza altre particolari aspirazioni. La grande protagonista del film è la musica classica e, come ne L’uomo che sapeva troppo, la tensione non è altro che il risultato della giusta unione di inquadrature e battute orchestrali. Non sono poche le difficoltà da dover affrontare nel volersi cimentare in un thriller basato su tali caratteristiche: l’aspetto tecnico riesce ad affascinare, forte di scene ed inquadrature complesse ma eleganti, dall’ambientazione quasi totalmente teatrale alla folla di pubblico in platea creata in gran parte in digitale; la storia, invece, forse proprio perché dichiaratamente hitchcockiana, potrebbe lasciare molti spettatori perplessi: nella prima ora, infatti, il film procede senza sbavature, sottolineando come la paura di sbagliare del protagonista si sia materializzata in una reale minaccia di morte; procedendo verso il finale, però, la trama, inizialmente interessante, diventa sempre meno chiara, decisamente affrettata. Molto (forse troppo) è lasciato all’intuito e alla fantasia del pubblico, abbandonando ad un mistero eccessivo la figura del carnefice. Mira firma una pellicola dal finale doppio: uno d’azione, in cui i due protagonisti finalmente si confrontano faccia a faccia (che vagamente fa pensare a Intrigo Internazionale), un altro concettuale, statico, dove in realtà i nodi dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – venire al pettine.

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Con un buon cast, visivamente accattivante, pieno di topoi cinematografici dettati dai più grandi maestri, Il ricatto (Grand Piano in originale) zoppica un po’, probabilmente prigioniero della voglia del regista di omaggiare il grande cinema di genere di un tempo, senza dedicarsi ad un giusto rafforzamento della struttura narrativa. Lungi dall’essere un brutto film, la pellicola è destinata a dividere molto gli spettatori, senza rispondere completamente alle promettenti attese che il trailer suscitava.

Giorgio Raulli

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