Arte

Riccardo Roversi, poesia nell’era informatica

Roberto Guerra
4 giugno 2014

riccardoroversi_com_bkumbria_1344678711

Contro il metodo, La scienza come arte, scrisse in modo provocatorio un certo Feyerabend, seguace poi dissidente di Karl Popper, rivoluzionando i paradigmi postpositivistici e propri di certa teoria della conoscenza. Tale anarcodadaismo (così fu classificato il filosofo austriaco, scomparso nel 1994, celebre anche per una spettacolare attività di conferenziere), se solo utile nell’immaginario per le scienze “esatte”, appare attinente per le scienze umane, incluse estetica e letteratura. La Parola di poeti e scrittori, a partire dal Duemila e dopo Internet, con il passaggio dal libro cartaceo al libro digitale, è destinata a profonde mutazioni: in gioco il senso stesso del fare letteratura. Nell’oceano letterario italiano trattasi di temi ben dibattuti, tra posizioni apocalittiche o integrate, depresso-contrari o tecnoeuforici, per dirla con Umberto Eco. A volte posizioni complesse provengono quasi da autori di nicchia, noti ma non al grande pubblico. È il caso del poeta e scrittore e giornalista di Ferrara e Roma (www.teatro.it) Riccardo Roversi, quasi un diversamente italianista, recente autore di uno zoom di rara preziosità sulla letteratura estense, dal Rinascimento al Novecento, dall’Ariosto a Giorgio Bassani, intitolata “50 letterati ferraresi”. Fin dal secondo novecento Roversi è stato protagonista di dinamiche spregiudicate e futuribili, sia collaborando alla rivista cult futurista di Enzo Benedetto, Futurismo Oggi (tra gli aderenti, il Moma di New York), sia con raccolte letterarie, Prosie, Trappola Minimale, Periplo di Millennio, quest’ultima segnalata dal sottoscritto nel nostro Futurismo per la nuova umanità… (Armando editore, 2012); anche in versione performativa, a cura di Alexandra Dadier (Parigi). Opera che si conclude con un eloquente, ammaliante, dialogo virtuale tra un computer e appunto un poeta e attore teatrale, quasi un’anticipazione del recente film “Lei”, dove la voce del robot protagonista appartiene a Scarlett Johansson.

periplo di millennio

Ecco un test domanda, quasi parafrasando Turing, a Riccardo Roversi:

D – Internet genera una nuova poetica o uccide il verso?
R – “
Internet è ormai uno strumento divulgativo e documentativo imprescindibile, nonché di respiro e di applicazione “sociale”, pur con tutti suoi limiti (che sono tanti: pari almeno alle potenzialità). Internet non “uccide” né “salva” la poesia, tutt’al più può stimolarne la creazione, la composizione e la divulgazione, sebbene – come del resto qualsiasi comunicazione di Internet – a livello estremamente modesto e superficiale. Non per atteggiarci a ipercritici, ma l’autentica poesia non naviga (ancora) su Internet, o solo in minima parte e, quasi mai, quella di nuova composizione. Tuttavia, se è vero com’è vero che Internet “antologizza” e divulga anche la grande poesia mondiale di ogni tempo, da Omero ai contemporanei, la sua funzione diventa straordinariamente importante per non dire essenziale. Purtroppo la poesia dei nuovi (buoni) autori è ancora di là da venire. E non solo sul web”.

Info: www.riccardoroversi.com

Roberto Guerra


Potrebbe interessarti anche