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Letteratura

Ricordati che devi morire. E quando ci pensi, fatti una risata

staff
23 ottobre 2011


Scaramantici e angosciati, niente panico. Ecco la cura fatta su misura per voi: per allontanare il terrore della morte niente di meglio che una salutare dose di ironia. Se non siete già avvezzi alle spericolate acrobazie dell’umorismo nero, prima di provare da soli vi consigliamo di farvi guidare dall’irresistibile Benedetta Palmieri, che nel suo ultimo libro si cimenta nientemeno che con l’Ineluttabile.
I suoi esilaranti “Funeracconti” vi lasceranno senza fiato: dieci storie nere, nerissime, tutte da morire dal ridere. Tra freddure e crisantemi – il tutto servito con travolgente spirito partenopeo – si consumano le tragicomiche vicende di un buffo corteo di personaggi che non potrete che adorare.
C’è il funeralista, appassionato ed esperto frequentatore delle esequie altrui, che assiste a tutti i funerali in cui si imbatte per accrescere il suo macabro “curriculum mortis”; c’è il signor Percetti, con la bizzarra abitudine di dare l’estremo saluto ai fiori appassiti; c’è la Dama di Condoglianze, una donna di polso che nel momento del lutto è abilissima nel mettere tutto il suo senso pratico al servizio dei vivi; c’è Gaeta’, becchino che colleziona modellini di carri funebri. Verrebbe quasi voglia di sfogliare le pagine patinate di “Glamourt”, la rivista dedicata all’aldilà, che per la sua edizione speciale (la Tredicesima, ovviamente), dedica un servizio alla “sarta della morte” e ai suoi consigli di stile per i cari estinti. E perché non lanciare sul mercato il Mortopoli, un Monopoli in cui si gareggia per accaparrarsi loculi e lapidi istoriate?
Surreali, cinici, acuti, i dieci racconti contengono questo e molto altro. In una serie di trovate brillanti che si susseguono a ritmo incalzante e inarrestabile, Benedetta Palmieri tratta con estrema piacevolezza l’ultimo tabù della società contemporanea, sfidando scongiuri e jettature con la forza del suo umorismo dissacrante. Non c’è spazio per le banali e trite considerazioni sul destino umano, ma solo per una serenità beffarda sempre consapevole della tragicità di quello che sta narrando, e che a tratti non può fare a meno di scoprire il suo lato sofferente – come nel filo sommerso che unisce le storie tra loro in un mosaico di leggerezza venata di pensosità.
Senza dimenticare che si tratta di un affare serio – e chi se lo scorda? –, i “Funeracconti” hanno trovato il modo più efficace di parlare della morte senza disperazione, con l’enorme coraggio che si nasconde dietro un sorriso ironico. Vi piaceranno da morire.

Maria Stella Gariboldi
“I Funeracconti” di Benedetta Palmieri, Feltrinelli, pp. 144.


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