Cinema

Riflessioni umane

Sarah Elisabetta Scarduzio
22 marzo 2015

Roy Andersson

Tre brevi incontri con la morte aprono Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, da cui si snodano poi come vignette di un fumetto, sequenze surreali di storie di vite ironiche e tragiche nella loro verità scabra: due venditori di giochi e scherzi per feste di compleanni che non fanno divertire e non riescono a vivere del loro lavoro, un’insegnante di flamenco che mentre balla e tiene una lezione, accarezza il petto di un suo allievo che come un burattino esegue i passi ma il cui volto non esprime nulla, l’attesa eterna fuori da un ristorante di una persona che non verrà mai, periodi storici diversi che si intrecciano tra loro mescolando il passato e il presente, un uomo che prima di togliersi la vita al telefono dice più volte di essere contento di sentire che l’interlocutore sta bene.

Un piccione seduto su un ramo riflette sull'esistenza

Ci sono tanti personaggi che si muovono sequenza dopo sequenza in una Svezia che sembra contemporanea ma allo stesso tempo lontana, fredda, dai colori pastello quasi trasparenti. Come è spenta la città, così i sentimenti e i volti delle persone che la abitano, che sono pallidi e diafani rendendoli simili a cadaveri viventi.

Il silenzio dell’inquietudine e spaesamento prevale. Pochi e brevi sono i dialoghi che si ripetono con intonazioni piatte e monotone che prendendo forma da situazioni quotidiane o in alcune scene, assurde ed estreme.

Le scenografie sono quasi teatrali, fisse, le inquadrature lunghe e il movimento lento. Come se ogni elemento diventasse in realtà lo specchio dell’interiorità dell’uomo moderno.

un_piccione

Roy Andersson, crea un film, vincitore del Leone d’oro alla 71ª edizione della Mostra di Venezia, profondamente interessante, drammatico. Partendo da idee e considerazioni geniali. Riesce a dare sostanza a questi pensieri, utilizzando tecniche efficaci e riesce a fare sentire la desolazione più totale che provano i suoi attori-manichini, non ancora morti, ma nemmeno più in vita.

La fotografia è meravigliosa, ma può accadere che lo schermo del cinema per sua natura differente dal palcoscenico teatrale e quindi non sempre uno strumento adatto, parli un’altra lingua rispetto a quella di questa storia e si trasformi in muro, allontanando.

Ma comunque forse è davvero così che ci vedono i piccioni quando riflettono sulla condizione degli uomini.


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