Musica

Ritorna Boheme, il grande classico della Scala

staff
24 settembre 2012

Da mercoledì ritorna alla Scala un grande classico della lirica, fra i più amati dal pubblico italiano; parliamo di “Bhoème”, di Giacomo Puccini, con la regia e le scene di Franco Zeffirelli e i costumi di Piero Tosi. Quello di Zeffirelli è l’allestimento di maggior successo, nonché il più ripreso alla Scala, dal lontano 1963 in cui debuttò con la direzione di Karajan e la mitica Mirella Freni nel ruolo di protagonista. A rendere imperdibile l’evento è anche il cast, che conta alcuni fra i più celebri cantanti del momento. Nei panni di Rodolfo si alterneranno Piotr Beczala e Vittorio Grigolo, mentre il ruolo di Mimì sarà affidato a ben quattro soprani diverse nell’arco delle 11 rapresentazioni: Angela Gheorghiu, Anna Netrebko, Maria Agresta e Anita Hartig. I comprimari saranno Ellie Dehn e Pretty Yende per Musetta e Fabio Capitanucci e Mario Cassi nel ruolo di Marcello.

“La Bohème” è stata rappresentata per la prima volta nel 1896 al Teatro Regio di Torino, diretta da un allora ventinovenne Arturo Toscanini. Oggi come allora, a dirigere la Filarmonica della Scala sarà un giovane direttore di gran talento, Daniele Rustioni, che ha debuttato alla Scala già due anni fa. Dall’anno del debutto l’opera ha riscosso un grande successo, più di pubblico che di critica.

Nonostante si tratti soltanto del quarto lavoro di Puccini, “La Bohème” presenta caratteri di grande modernità, che furono senz’altro colti dal pubblico di allora. Innanzitutto la tradizionale scansione in atti viene a mancare, in favore di una divisione meno rigida in quattro quadri. La scelta della parola “quadri” è efficace per rendere il carattere sostanzialmente fisso della vicenda; non più un intreccio complesso in cui l’azione procede in modo significativo, bensì una narrazione coloristica, d’atmosfera, che preferisce tratteggiare delle vicende quotidiane e apparentemente poco significative. Quello di Puccini è un elogio alla giovinezza, alla freschezza dei protagonisti che, nonostante la vita di stenti, conservano la propria spensieratezza. Ma è anche la storia molto umana di quattro ragazzi costretti ad acquisire consapevolezza del fatto che non sempre la vita dà la possibilità di realizzare i propri sogni. La loro purezza viene così intaccata dall’amarezza dell’indigenza e della malattia. Si tratta di contenuti davvero universali i quali, sommati a una musica sublime che presenta già tutta l’ariosità, la sospensione ed allo stesso tempo il vigore tipici di Puccini, hanno contribuito al successo dell’opera nel mondo intero.

Eva Marti


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