Cinema

Ritorno al Jurassic Park

Giorgio Raulli
11 giugno 2015

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Dopo i tragici eventi del Jurassic Park nel 1993, finalmente nel 2005 su Isla Nublar è stato riaperto un parco di dinosauri, il Jurassic World, riscuotendo un enorme successo. Passati alcuni anni dall’inaugurazione però, un calo del numero di turisti ha spinto la responsabile del parco Claire Dearing (Bryce Dallas Howard) e il genetista capo Henry Wu (B.D. Wong) a creare un nuovo dinosauro combinando i DNA di diverse specie: il temibile Indominus Rex. Poco prima del lancio della nuova attrazione, l’animale riesce a fuggire dal suo recinto scatenando il caos. Tra i membri dello staff del parco c’è Owen Grady (Chris Pratt), che si occupa principalmente di un branco di quattro velociraptor, il quale sarà costretto ad affrontare la furia mortale del rettile, e a trarre in salvo i nipoti di Claire, Zach e Gray (Nick Robinson e Ty Simpkins).

A 22 anni dal grande successo del film diretto da Steven Spielberg, il quarto capitolo di una delle saghe cinematografiche più amate ha visto la luce (del proiettore), dopo un iter di sviluppo e produzione sofferto e interminabile. Il regista Colin Trevorrow si cimenta nel difficile ruolo di riportare al grande pubblico un prodotto attesissimo e amato, oltre quello di prendere il posto di Spielberg dietro la macchina da presa (solo il terzo film non è stato diretto dal pluri-premio Oscar).

È anche vero però che non è l’estro registico (che comunque non guasta mai) a far sì che un film come Jurassic World e simili sia apprezzabile, ma piuttosto la sceneggiatura: questa nuova pellicola non brilla per inventiva, tra luoghi comuni, personaggi ben stereotipati, ennesimo (e inspiegabile) uso dei bambini in ruoli centrali per la trama. Ma sebbene non siano di per sé elementi positivi, sono le stesse inconfondibili caratteristiche di tutta la serie di Jurassic Park, dai dialoghi alla costruzione dei personaggi, dalle dinamiche d’azione alla centralità della suspance.

Jurassic World in fin dei conti si dimostra un buon film, piacevole e d’intrattenimento, oltre ad essere sempre connesso all’intero universo della saga, ponendosi come un giusto sequel per una pellicola che ha segnato la storia del cinema. Lo schema classico del “preistorico” franchise insomma, e anche a costo di qualche prevedibilità; il film è solido e può sfruttare al massimo le enormi migliorie tecnologiche che il cinema ha conquistato dalla già-allora-realistica computer grafica degli anni ’90.

La lunga pausa ventennale potrebbe anche aver fatto bene al prodotto della Universal Pictures, che ha forse l’occasione di dare il via ad un nuovo e redditizio filone “giurassico”, perché d’altronde, parafrasando le parole di Ian Malcolm (protagonista dei primi due film), «Jurassic Park trova sempre un modo». Dall’11 giugno nelle sale italiane.


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