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Arte

“Ritorno al Mediterraneo”: un ritorno alle origini

staff
25 febbraio 2012

“Il LOGOS e il PATHOS prima ancora dello SPREAD e del DEFAULT.” (Pierre Kaloussian Velissiotis)

 

È in questa frase graffiante, elaborata dall’ideatore, insieme a Melina Scalise, della mostra “Ritorno al Mediterraneo”, che si condensa il significato preminente della splendida esposizione, aperta al pubblico presso il milanese Spazio Tadini sino al 9 Marzo.
Il riferimento alla contrapposizione fra la dimensione umana, contraddistinta da razionalità e passione istintuale, e la tecnocrazia incarnatasi in una finanza sempre più astratta e giustificantesi in sé medesima, comporta un inevitabile ritorno. É infatti nel “revolvere”, nel rivolgersi ciclicamente al passato con l’intenzione costruttiva di edificare un futuro dalle radici profonde, che si apre l’unico spiraglio di salvezza in una contemporaneità drammaticamente dilacerata. Alla ricomposizione dell’uomo organico, capace di superare le distinzioni per giungere alla completezza, deve contribuire il ricco patrimonio artistico, culturale e spirituale che ha il suo centro propulsore nella classicità e nelle sue varie espressioni storiche manifestatesi nel Mare Nostrum. Nella consapevolezza che l’emergenza economica globale e la crisi politica europea richiedono risposte ispirate ad un efficiente pragmatismo, ma necessitano ancor più di una “metànoia”, un “mutamento di cuore” propedeutico ad una mobilitazione delle coscienze, la presente mostra si rivela un’oasi nel deserto di senso della modernità.
Un’arte, dunque, segnata da una profonda sensibilità politica e sociale, in quanto, stando alle parole di Pierre Kaloussian Velissiotis, “Fin dai tempi dell’antichità l’arte, in particolare quella pittorica e scultorea, grazie al linguaggio immediato, facile ed universale, ha avuto la capacità di penetrare e forgiare la coscienza umana, assumendo un ruolo attivo e non solo rappresentantivo. Spesso l’ha aiutata a comprendere se stessa e il mondo.”
Un’arte, tuttavia, non immemore della propria funzione primaria: la realizzazione del Bello e la ricerca di senso mediante la creazione estetica. In questa seconda specificità le opere dell’esposizione si segnalano per l’eccellente valore qualitativo e per il contributo alla veicolazione in Italia di un’arte greca moderna non sempre conosciuta.
Partendo dalla produzione della madrina dell’esposizione, Lisa Sotilis, artista dalla carriera sfolgorante (collaboratrice di De Chirico, citata da Salvatore Quasimodo fra i “grandi” del XX secolo), si passa alle opere di giovani ma brillanti autori greci: Jenny Kodonidou, Athena Nikolau, Vivien Dimitrakopoulos e Dimitris Hordakis. L’aura di realismo metafisico peculiare degli studi di quest’ultimo induce ad agganciare un filo di continuità fra la sua produzione e quella di De Chirico, in un artista greco influenzato intimamente da ampi stimoli culturali: dalla tensione platonica al mondo iperuranio delle idee sino alla geometria euclidea ove indagare la verità delle entità ontologiche.
Un’arte, quella della mostra, capace da ultimo di coniugare un ritorno alle origini con un confronto aperto e propositivo con la realtà contemporanea.

 

Luca Siniscalco


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