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Ritorno al passato nel Baden-Württemberg

Carla Diamanti
13 luglio 2017

C’era una volta un signore illuminato che regalò un bosco agli abitanti di un borgo isolato. Loro ne fecero buon uso, impiegarono il legno per costruire le case e cambiarono il volto del villaggio, regalando alle generazioni future un piccolo gioiello architettonico. Così Bad Wimpfen, una delle pittoresche cittadine medievali del Baden-Württemberg mi accoglie con il suo profilo che sembra uscito da un libro di fiabe. Per arrivarci scelgo la bicicletta e seguo la pista ciclabile che si snoda lungo il corso del Necker fra sterminate distese di verde intervallate da colline baciate dal sole e ricoperte di filari. Scelgo la bicicletta per festeggiare i suoi due secoli di vita proprio nel posto in cui per la prima volta vide la luce. Succedeva il 12 luglio 1817 a Mannheim, dove venne lanciato il primo mezzo di trasporto su due ruote. Un giorno reso memorabile da Karl Drais che fece una storica passeggiata con la sua invenzione che venne poi brevettata come “draisina”, antenata della futura bicicletta. Da allora nel Baden-Württemberg, dove si sentì il rombo della prima automobile, le parole d’ordine sembrano essere movimento e mobilità, ma con un ritmo a misura d’uomo e di natura. Oltre che con un’eccellente qualità della vita: il più elevato reddito pro-capite della Germania, il miglior sistema scolastico, cultura, gastronomia, vini e terme (la stessa Bad Wimpfen è nota per le sue sorgenti termali)

Qui, dove la Germania vanta un clima che la fa assomigliare più a un Paese mediterraneo che mitteleuropeo, la vita scorre all’insegna della natura, del buon vivere e della storia. Orgogliosi del loro passato, gli abitanti di Bad Wimpfen lo rievocano indossando costumi medievali per accompagnare i visitatori o in occasione delle feste tradizionali. La prossima, come ogni anno, si tiene l’ultimo weekend di agosto: è il grande mercato delle Corporazioni, durante il quale si vendono esclusivamente oggetti che si possono realizzare a mano secondo le autentiche tecniche medievali.

Il centro della cittadina è un caleidoscopio di facciate a graticcio in stile svevo alemanno dalla caratteristica forma più stretta nella parte inferiore e più larga in quella superiore (sembra che le imposte sulle abitazioni si pagassero in base alla superficie del pian terreno) dove risiedono artisti e accademici che arrivano da tutta la Germania per insegnare nella prestigiosa università locale.

A meno di un’ora da Stoccarda (raggiungibile dall’Italia con i voli Eurowings) l’incanto del Medioevo sembra intatto. In centro, oltre l’antica porta che proteggeva il quartiere dei conciatori, le viuzze lastricate si stringono attorno alla Steinhaus, costruita per volere di Federico Barbarossa e servita anche per accogliere il nipote Federico II e il pronipote Enrico IV (giunti in città rispettivamente 3 e 14 volte). Quando venne completata, alla fine del XII secolo, si impose come la più grande residenza imperiale a nord delle Alpi. I secoli hanno scalfito il primato ma non il fascino, simile a quello di una grande casa patrizia circondata dalle mura (attualmente abitate) e protetta da due torri, la Rossa e la Blu. Realizzate per difendere la residenza degli Hohenstaufen, sono diventate oggi due punti di osservazione straordinari sul Necker e sulla sua verdissima vallata.

Mentre salgo le scale di legno che mi portano sulla sommità della Torre Blu, sento dall’alto una voce di donna che mi chiede di portarle un paio delle bottiglie che trovo all’ingresso. Esito, incerta. Poi eseguo, per istinto e solidarietà femminile. Salgo i quattro piani dalle pareti squadrate e mi ritrovo davanti a un uscio aperto. Le bottiglie sono arrivate a destinazione: questa è la casa di Blanca, l’unica donna della Germania a vivere in una torre come guardiana. Le finestre che servivano a controllare il confine occidentale del palazzo sono quelle da cui Blanca e i suoi tre figli hanno guardato la città per 21 anni. Cinquanta metri quadri organizzati al millimetro e foderati di legno per riscaldare gli inverni ventosi e freddi, e una storia che risale a tanti anni prima. Lei, discendente della più antica famiglia di Bad Wimpfen, la storia la racconta indicando il mosaico di fotografie appese sul pianoforte. C’è sua nonna, moglie del guardiano della torre del secolo scorso, ci sono i figli, che ormai la torre l’hanno lasciata. Lei no, lei continua a guardare la città dall’alto: una volta riuscì persino ad avvistare un incendio, proprio come facevano secoli prima i suoi predecessori, e ad avvisare in tempo i vigili del fuoco. Da quassù, oltre ai temporali, si gode tramonti spettacolari, in attesa che trascorra la notte e che, la mattina seguente, i turisti tornino a salire portandole notizie del loro mondo. Oltre alle bottiglie o alle provviste che i vicini le lasciano davanti alla porta di accesso.

 

Informazioni:
Baden-Württemberg www.tourismus-bw.de
Bad Wimpfen https://www.badwimpfen.de/

 


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