Arte

Ritorno all’Uno: l’estetica di Claudio Secchi

Luca Siniscalco
21 settembre 2013

L'immortalità dell'anima

“La tradizione non si comprende come una continuazione di usanze, costumi, modi ed insegnamenti ma come trasmissione di vivo vissuto”. Così Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli, esprimeva con chiarezza e lucidità l’insegnamento cardine della saggezza sempiterna che, fiume dall’origine chiaroscurale, illumina nella sua velatezza le spiritualità più disparate. La dialettica fra la pluralità contingente delle manifestazioni visibili e l’unità trascendente, eterna e assoluta, nel senso del latino absolutus, “sciolto da ogni legame”, risulta incastonata nel sapere di ogni epoca. Meno che nella nostra.

MAYA DESNUDA

A ricordare tale dinamica, insieme costitutiva e processuale, interviene la sapiente – in senso letterale – arte di Claudio Secchi. L’artista modenese riapproda a Milano con un’affascinante esposizione, essa stessa paradigma del principio della differenza nell’unità che contraddistingue la sua opera. Secchi ritorna con le sue tele, pervase da tinte potenti, geometrie scintillanti e pensieri rammemoranti, all’Uno che la modernità – o post-modernità, che dir si voglia – ha obliato nella rincorsa a quel tempo frammentato e scagliato in un futuro irraggiungibile che porta le ferite concrete e dilaceranti della globalizzazione e del turbocapitalismo. Nella crisi si aprono tuttavia costantemente opportunità inattese, portentose nella loro alterità rispetto alla quotidianità sistemica e livellatrice. Claudio Secchi ha colto acutamente tale aspetto e, animato da una intima tensione all’Assoluto, intende palesare in tutta la sua potenza l’identità del Sacro e del Numinoso.

MAYA

I quadri dell’artista assurgono così al ruolo di novelli mandala o, per riferirci alla spiritualità cristiana, di icone, diretti a collegare visibile e invisibile, molteplice ed Uno, profano e sacro, materia e spirito. L’arte di Secchi accoglie su di sé l’andamento pontificale, che letteralmente “costruisce ponti” fra mondi eterogenei e insieme inscindibili. E il ponte, intermediario fra sensibilità e prospettive differenti, si eterna nell’istante presente in cui lo spettatore osserva il quadro: la vista penetra forme e colori attraverso la mediazione del simbolo, trampolino di lancio verso l’intuizione. Così, per impiegare la felice riflessione di Massimiliano Bisazza, curatore della mostra “Trascendenza”, ospitata presso la Galleria d’Arte Contemporanea Statuto 13 sino al 1 ottobre 2013, “Secchi coniuga in modo originale e dando un’accezione universale al suo concetto di natura: ponendosi ad un livello cosmico, quindi più ampio e profondo, scevro da giudizi ma empatico ed osservante della fenomenologia nel divenire delle cose.

Parvati 1

Trascendere, sminuzzarsi, parcellizzarsi nel proprio essere così da entrare in contatto con un sé altro ma onnicomprensivo”.
Un quadrato inscritto in un cerchio come manifesto di una rinnovata, dirompente sensibilità, artistica ed interiore.

Luca Siniscalco

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