Musica

Ritratti d’artista a Monopoli

Daniel Seminara
12 agosto 2013

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Ritratto: dal latino retrahere, tirar indietro, ritirare. Ritrarre è ciò che l’artista compie nel portare alla luce, tirar fuori quasi con forza, le caratteristiche del volto umano. La pittura e le arti figurative sono sempre state il veicolo di trasmissione privilegiato del ritratto per l’omogeneità dei sensi che sono coinvolti, ma il ritratto non è solo esteriorità e non appena si comincia a descrivere la personalità e l’anima di colui che viene raffigurato, la vista diventa insufficiente. È qui che la letteratura e la poesia intervengono come strumenti a sostegno della rappresentazione della figura interiore, e sono in grado di fornirci ritratti meravigliosi e drammatici, come quello del personaggio di Raskol’nikov raccontato dal grande Dostoevskij.

Il ritratto più alto è però quello che supera l’aspetto morale e psicologico e arriva a rappresentare se stesso. Ecco dunque il grande ruolo della musica, capace di trasmetterci immagini scollegate da ogni vincolo di spazialità e di attinenza testuale.

Il tema del ritratto definisce, a partire dal nome, la linea guida e il percorso del Festival Ritratti di Monopoli. In occasione di una chiacchierata con una delle fondatrici, Antonia Valente, ho avuto modo di approfondire alcuni aspetti di questo Festival.

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Le origini del Festival

Ritratti nasce nel 2005 all’interno del Conservatorio di Monopoli dall’incontro di Antonia e del Maestro Massimo Felici, che in quel Conservatorio è docente di chitarra. In quel momento venivano a confronto due persone e due visioni differenti: da un lato quello di una giovane pianista desiderosa di buttarsi nel mondo della musica e alla ricerca di spazi per esprimere la propria arte, dall’altro quello di una grande esperienza pluridecennale nell’organizzazione di concerti che era già implementata attraverso l’associazione culturale Euterpe.

Fin da subito Ritratti mostra di avere una forte identità e personalità. Contemporaneamente alla nascita del Festival viene creato anche l’Ensemble ’05, come strumento di espressione e di trasmissione delle idee di Ritratti. L’Ensemble ’05 è costituito da un organico variabile a seconda delle esigenze e se all’inizio era fortemente legato alle produzioni del Festival, col passare degli anni ha assunto una sempre maggiore autonomia e oggi è una realtà indipendente.

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Uno dei principi che hanno da sempre guidato la realizzazione dei programmi di Ritratti è quello della rigorosità. Questi programmi devono possedere caratteristiche di riconoscibilità e una precisa intenzione nella rappresentazione della figura dell’artista. Negli anni si sono così succedute importanti produzioni come Marìa de Buenos Aires di Piazzolla, Morning in Iowa di Castelnuovo-Tedesco, il Songbook di Cristina e Toys quest’anno.

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Ritratti 2013

Ogni anno Ritratti propone 4 concerti diversi, che possono includere ospiti importanti, produzioni proprie e concerti con organici multipli.

Ad aprire il Festival Ritratti 2013 sarà Cristina Zavalloni con Songbook, un progetto che mette in scena una selezione di canzoni tratte dal repertorio rock inglese e americano, con arrangiamenti di brani dei Genesis, Radiohead, Beach Boys, Beatles e Led Zeppelin tra gli altri, che si terrà il 18 agosto alla Masseria Fortificata Spina.

Immancabili le celebrazioni verdiane e wagneriane nel secondo appuntamento del 20 agosto al Chiostro di Palazzo San Martino, con la giovane formazione del Quartetto Mirus.

Uno dei tratti tipici che scaturisce dal disegno del Festival è la realizzazione di un programma “classico”, che include grandi autori della tradizione musicale colta presentati con pezzi meno noti al grande pubblico. Quest’anno è uno Shostakovich in veste cameristica a essere il protagonista del concerto che si terrà al Chiostro di Palazzo San Martino il 23 agosto.

L’ultimo appuntamento è quello del 25 agosto con Toys: Sinfonia di Giocattoli, progetto che assume come filo conduttore il mondo dei giocattoli in musica e la sua evoluzione nel corso dei secoli.

Ritratti rappresenta una delle realtà più dinamiche e innovative del panorama nazionale, e il successo del Festival evidenzia il fatto che per attirare pubblico non sia obbligatorio svilire la qualità o cedere a programmi di facile richiamo, ma che una buona proposta possa essere apprezzata anche da coloro che non fanno parte della cerchia degli “addetti ai lavori”. I migliori complimenti quindi e un grande in bocca al lupo per il futuro!

Daniel Seminara


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