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20 dicembre 2012

Oggi parliamo di quelli che “Ho infilato il primo maglione che mi è capitato tra le mani”, di quelli che “La mattina devo correre in facoltà/in ufficio/a lavoro e non ho mica il tempo di truccarmi”.
Oggi parliamo di questa categoria di persone e lo facciamo perché il bue che dice cornuto all’asino a me è sempre stato antipatico.
Nella vita quotidiana, che mediamente si sviluppi al di fuori dei salotti buoni di Milano, esiste una cosa chiamata realtà. Una realtà fatta di giornate in treno, di corsi all’università da seguire, di postazioni in ufficio da occupare. E dico ciò perché è proprio in queste circostanze che ci si può ritrovare a fare i conti con soggetti, spesso femminili, che si arrogano il diritto di guardare dall’alto verso il basso altri soggetti, femminili anch’essi, che sfoggiano look per loro insoliti (e per insoliti ovviamente non intendo inappropriati e/o stravaganti). Parlo di un diverso modo di abbinare scarpe e jeans, di una felpa particolare, di un vestito a righe indossato con sopra un caldo maglione di cashmere. Insomma, nulla di trascendentale.
A queste che “Io bado al contenuto e non alla forma” vorrei dire che essere portatrici sane di pregiudizio non è nulla di cui vantarsi e a me hanno insegnato che la forma è importante tanto quanto il contenuto. Porre attenzione al look o sapere cosa voler indossare, e farlo con gusto, vorrà anche dire essere frivole, ma la frivolezza e la leggerezza sono doti femminili che vanno rivendicate e che non indicano né superficialità né disimpegno.
Io stendo sulle unghie una passata di rosso fuoco, applico un tratto di matita nera sugli occhi ed indosso una camicia di seta sotto la felpa comprata da Zara per andare a seguire le mie lezioni di Letteratura francese. E questo non significa che io non abbia un centodieci con lode alla spalle, guadagnato in seduta di laurea.
Io sto attenta a quale cappello indossare e applico un gloss rosso ciliegia sulle labbra. Ma ciò non esclude che io possa amare Stendhal o Pirandello o parlare di Kafka e di Bergson.
Sarò anche frivola IO. Ma di una frivolezza consapevole e rivendicata, una di quelle frivolezze che “il bello salverà il Mondo”. Di una di quelle frivolezze che “se voi vi vestite come vi pare, lo faccio anche io”. Di una di quelle frivolezze che “sfogliare un libro con delle mani curate, mi piace di più”.
Perché siamo donne. Perché è nostro diritto essere come ci pare e se lo si fa con stile ed eleganza, tanto di guadagnato!
Perché la leggerezza talvolta aiuta, perché ci fa guardare le cose da una diversa prospettiva, perché APPARIRE NON VUOL DIRE essere.
Ma non vuol dire neanche NON-ESSERE.

St.efania