Interviste

Roberto Colombo: le mie sfide per difendere il Made in Italy

Emanuela Beretta
27 novembre 2012

Il Lanificio Luigi Colombo, racconta una storia che si ripete da tre generazioni. Incontriamo Roberto Colombo, AD del Gruppo, un imprenditore che vive l’azienda per affrontare le sfide e lo sviluppo di nuovi mercati, per difendere una realtà di passione, di eccellenza e buon gusto, la storia del “Made in Italy” nel mondo.

L’azienda punta più sul prodotto finito o sul tessuto?
“Io punto sull’azienda. Ho imparato da mio padre Luigi a credere nell’azienda, a lavorare con passione, quasi fosse una missione che va oltre i confini del business.
Alla fine degli anni ’70, quando affiancai mio padre, la mia prima iniziativa fu quella di far crescere l’azienda, indicare gli investimenti e i prodotti sui quali puntare. Da allora non ho mai cessato di portare avanti questa attività, che è parte integrante della mia vita e della mia famiglia.
Nei due storici stabilimenti di Borgosesia e di Ghemme, che coprono un’area di 30.000 mq con circa 340 addetti, realizziamo l’intera produzione: dalla scrupolosa e attenta ricerca delle materie prime, alla loro trasformazione, fino al tessuto e al prodotto finito;  tutte queste fasi sono supervisionate dalla mia famiglia.
Le collezioni di tessuto sono destinate ai più prestigiosi marchi internazionali, il prodotto finito è distribuito nei nostri flagship e nelle più prestigiose boutique e department stores del mondo. Di recente abbiamo aperto quattro boutique in Corea, una a Cannes, una a Saint Tropez che si vanno ad aggiungere a Milano in via Spiga 33, a Porto Cervo e a Bergamo.

Quali prodotti ritiene siano i più interessanti?
Noi siamo i maggiori produttori a livello mondiale di tessuti in cashmere e fibre nobili. Gli investimenti in ricerca e sviluppo rendono il Lanificio una delle aziende più avanzate del settore. La ricerca inizia dalle materie prime, nei paesi di origine, dove mio fratello Giancarlo gestisce i contatti con gli allevatori. Per primi abbiamo suggerito ai pastori di pettinare i cuccioli delle pecore per ottenere il “baby cashmere” con cui, vent’anni fa, abbiamo lanciato sul mercato un tessuto impalpabile per cappotti, giacche, abiti e capi sportivi, sottoposto anche a  Thermo®. Thermo® un progetto innovativo: un sistema di regolazione termica che permette ai tessuti più preziosi di mantenere un microclima secco e confortevole, traspirante e waterproof.
Ci sono voluti anni per convincere gli allevatori a raccogliere il pelo di animali da pelliccia durante la muta primaverile,  noi  utilizziamo il vello per creare tessuti in cashmere/visone, cashmere/ermellino, cashmere/chinchilla, cashmere/zibellino.
Original Zibelin® identifica i tessuti in cashmere e in cammello che, trattati con uno speciale finissaggio, assumono un effetto “marmorizzato” che li rende più preziosi e con una tattilità unica.
Flynder® è una mista innovativa  in 150‘s e seta per abiti da uomo da 150gr/mt.
Tessuti leggerissimi adatti ad ogni stagione, impalpabili, freschi ideali per capi sempre perfetti e impeccabili  in ogni momento della giornata. Con la Vicuña, la fibra degli dei, abbiamo creato la “Flying stole”, un gioiello disponibile in edizione limitata. Un filato così sottile che necessitano 150 km di filo per ottenerene un chilo.
In Argentina abbiamo da anni impiantato un allevamento di guanaco e di Vicuña con la cui fibra realizziamo tessuti rari e preziosi. La magia della mischia del cashmere con la seta trova il suo apice nell’impalpabile tessuto da 180 gr. con cui vengono realizzate giacche tinte in capo, espressione di modernità e di eleganza.
Nel prodotto finito la novità, dopo anni di ricerca, è la giacca  “Kate the original cashmere fleece”, dove preziosità e morbidezza del tessuto si adattano al corpo come  ad una seconda pelle.

Qual è la sua opinione su Milano Unica?
È un Salone importante, il punto di riferimento dei designers internazionali e un imprescindibile momento di incontro tra gli operatori più qualificati del mondo tessile. Un’occasione di confronto, uno strumento di marketing per ampliare le conoscenze del mercato internazionale e della sua evoluzione.

Che cosa pensa di  Milano Unica Cina?
Sono da poco rientrato dalla seconda edizione di Milano Unica Cina che si è svolta a Shanghai dal 22 al 25 ottobre. Messe Frankfurt, l’ente organizzativo di Intertextile, ha conferito al Lanificio Luigi Colombo e al Lanificio Ermenegildo Zegna il premio “Loyal Exhibitor”. Questo riconoscimento ci è stato conferito non solo per la qualità del prodotto, ma anche per essere stati tra i pionieri della manifestazione. È un Salone in cui credo molto, fondamentale per lo sviluppo e la penetrazione nel mercato cinese in continua evoluzione.

Qual è la sua opinione riguardo alla tutela del “Made in Italy”?
Dobbiamo insistere e incentivare le produzioni in Italia per tutelare il nostro know-how, la nostra cultura e le nostre tradizioni.

Quali sono i passi in più che si dovrebbero attuare per difendere il “Made in Italy”?
La situazione attuale prevede che tutte le decisioni vengano discusse e definite a livello Europeo.
In questo senso, i rappresentanti dei singoli Stati possono promuovere la loro visione, ma in realtà le decisioni vengono poi prese in modo collegiale per soddisfare gli interessi degli Stati membri con maggior peso nel settore (Germania, Francia e Italia).
Nella situazione attuale le aziende devono utilizzare il proprio marchio come segno distintivo del prodotto a garanzia di qualità.

Quali step dobbiamo porre in essere per sviluppare il “Made in Italy”?
A mio parere una soluzione è rafforzare a livello d’impresa il concetto di marchio, di qualità, di servizio attraverso una distribuzione diretta su scala internazionale insieme ad  un’attenta comunicazione.

Vorrei conoscere cinque suoi suggerimenti per fermare il declino, invertire la tendenza e tornare a crescere.
Ritengo che il primo passo fondamentale sia di puntare sulla formazione. Già vent’anni fa a Roma, durante le riunioni dei giovani di Confindustria, mi battevo per denunciare la situazione. Poi, la riduzione del cuneo fiscale per le aziende che creano valore; una maggior flessibilità in entrata e in uscita nel mondo del lavoro; la riduzione dei costi dell’energia; la semplificazione della burocrazia che ostacola la normale competitività delle aziende italiane; agevolare l’accesso al credito bancario da parte delle piccole e medie imprese, che sono l’ossatura del nostro Paese. Per concludere, la politica e la pubblica amministrazione dovrebbero realmente ridurre i loro costi, dando per primi esempio di una reale responsabilità civile.

Emanuela Beretta


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