Cinema

“Robocop” (1987) di Paul Verhoeven

staff
6 aprile 2012

Ci sono dei film che sappiamo di aver visto seppure non ricordiamo nulla della trama; l’effetto di mascheramento di un protagonista che è entrato a far parte dell’ immaginario contemporaneo tende a distoglierci dall’intreccio, come nel caso di “Robocop”.
Il film, ormai di culto, incarna in pieno lo spirito di fine anni Ottanta dove si temevano le estreme conseguenze del capitalismo, un establishment che privatizzasse anche le risorse statali più basiche come le forze di polizia e che fosse capace di fare dell’essere umano uno dei tanti prodotti di consumo.
”Robocop” è figlio dell’estremo di queste due paure e le incorpora entrambe nel suo insieme di metallo e tessuti organici.
Le forze di polizia della città di Detroit sono gestite da una società privata, la OCP (anagramma di Cop, sbirro), composta da agenti pagati troppo poco per i numerosi rischi a cui vanno incontro, e uno sciopero generale delle forze di polizia è alle porte. In questo clima precario un gruppo di delinquenti la fa da padrone, approfittando del caos per i propri traffici illegali.
Il poliziotto Alex Murphy (omonimo della famigerata legge) cerca di incastrare i capi della banda, ma viene brutalmente mutilato e ucciso. Il suo corpo viene però utilizzato per un progetto della OCP: servirà a realizzare un cyborg, un superpoliziotto in parte macchina che non avrà bisogno né di mangiare né di dormire, un infaticabile araldo al servizio della legge.
Questo mito moderno sull’alienazione e sulle riserve morali che porta con sè il progresso ha caratterizzato le decadi a seguire fondando una vera e propria mitologia postmoderna (la stessa di cui fa parte Terminator).
La carica grottesca di questo storico baluardo della fantascienza è poi decisamente non trascurabile, tra morti assurde, robot che collassano su se stessi e malvagie multinazionali che tentano addirittura di comprare un’intera città, Robocop è una cornucopia di situazioni assurde e surreali che solo gli anni Ottanta potevano regalarci.
Molte sono poi le citazioni dedicate a questo film fondativo di una delle figure più saccheggiate di fine millennio, il modello ED209 (rivale di Robocop), che figura in alcune di puntate de “I
Griffin”, “I Simpsons” e “South Park”.
Più di un semplice film, insomma, “Robocop” è una sorta di hub che apre un ponte di rimandi e citazioni in tutte le opere (molto spesso comiche) successive.

 

Giustino De Blasio


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