Roma, anagramma di Amor

Tiziana Cosso Olivetti
24 febbraio 2017

Roma, la mia Roma. La città che mi ha dato tutto: l’amore e la felicità, il sentirsi parte di una storia incancellabile e millenaria, il vederla evolversi negli ultimi dieci anni mettendosi in pari con quella parte di mondo più glam e fusion, ma sempre con il tono accondiscendente della Grande Signora, colei che tutto guarda in modo benevolo sapendo che la Storia è dalla sua parte, e quindi pazienza se talvolta arriva un po’ dopo le altre città,

Pazienza se ci vuole più tempo e pazienza ancora se la meraviglia della sua scenografia regala un valore aggiunto che le altre città sognano.

Roma è unica e irripetibile, Roma riesci ad amarla e odiarla nello stesso tempo, quando l’attesa per un autobus sfiora tempi inenarrabili, ma nello stesso attimo alzi gli occhi al cielo e vedi una chiesa, un monumento, i Fori Imperiali o il Teatro Marcello, un attico fiorito illuminato dal sole e da un cielo blu che più blu non si può o un palazzo antico che al suo interno ha visto generazioni e generazioni di umanità vivere la vita.

Roma la ami quando al mattino presto decidi di uscire e godertela nei pochi attimi di silenzio, quando i ciottoli di sanpietrino brillano come diamanti grazie all’umidità della notte e alla luce del sole che nasce.

Roma la ami quando le prime saracinesche si alzano e il profumo del pane invade i vicoli millenari che si snodano da piazza Navona a Campo de’ Fiori proseguendo per piazza di Pietra, il Corso e le vie dello shopping ancora assonnate, ma con le vetrine splendenti e modaiole.

Roma la ami perché al mattino c’è odore di caffè come nelle case, e infatti ti senti a casa mentre compri un mazzo di tulipani dal fioraio che fa angolo in via della Croce e assapori un caffè che profuma di letteratura e storia all’Antico Caffè Greco in via dei Condotti.

Roma la ami al mattino presto, quando Trinità dei Monti è libera dai turisti e risplende all’alba in tutta la sua magnificenza o quando l’acqua fresca della fontana di Piazza del Popolo è tutta tua e intorno senti solo il rumore delle campane che rintoccano le sette del mattino.

Roma la ami quando dorme ancora, quando si stropiccia lenta tra la coltre di candide lenzuola che piano piano la scoprono, quando il mercato della domenica di Porta Portese all’alba sistema le sue bancarelle e le sue mercanzie che attraggono tutti, romani e non, e alle dieci del mattino è già difficile camminarvici.

Roma la ami quando passeggi lento senza meta ed è il tempo di un gelato, di uno shopping non pianificato in un negozio fusion di via del Governo Vecchio, o di un caffè con la panna montata di quel piccolo bar nascosto dietro Fontana di Trevi.

Roma è l’anagramma di Amor, e non per caso. Roma è la città che ti prende il cuore e lo fa suo, lo accarezza e lo copre di polvere dei secoli trascorsi, lo accudisce quando tutto sembra complicato ed invece è semplice: basta un giornale da leggere su una pietra dentro i Fori Imperiali guardando il mondo.

E ancora Roma ti dona amore incondizionato e il colpo di cuore che sferra con la semplicità dell’innocenza, con la consapevolezza che non serve nient’altro, qui, che non un cielo blu e un po’ di sole.