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Sport

Ronaldo e Griezmann, dove va il Pallone d’oro?

Riccardo Signori
8 luglio 2016

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Chissà non si esca dal solito dualismo: Leo Messi o Cristiano Ronaldo? Gli europei ne propongono un altro: Ronaldo, in stile Michael Jordan, o Antoine Griezmann, il piccolo Diavolo trasformato in Principe? Servirà risolvere il dubbio per consegnare il pallone d’oro che non è il più importante dei trofei, specie ora che viene assegnato sotto l’egida Fifa e strizza l’occhio ai potenti sponsor, ma attiva quel processo di “one to one” che tanto piace nel mondo dello sport. La battaglia sul ring trasformata in battaglia nell’urna dove i protagonisti, per una volta, devono solo subire il giudizio, non possono fare altro.

Gli europei giocati in Francia ci hanno proposto l’idea che si possa anche uscire da quella noiosa alternativa Messi-Ronaldo. L’argentino ha fallito l’ennesimo assalto ad una vittoria importante con la maglia della nazionale, in coppa America. E con il Barcellona ha sfavillato in campionato, mentre si è fermato in Champions. Cristiano Ronaldo ha riproposto imperiosamente la candidatura vincendo la Champions League  con il Real Madrid, ma fallendo la partita decisiva: nella finale contro l’Atletico Madrid era in campo la sua inutile controfigura. D’accordo ha segnato il rigore decisivo della lunga serie che ha chiuso la sfida, ma un po’ poco per un tipo abituato a scardinare porte, difese e a riempire gli occhi con il gioco tutto talento e atletismo. CR7 però è un tipo davvero speciale e si è riproposto all’europeo: avvio stento, poi il suo vivere e giocare calcio è salito come la voce di un tenore, fin al colpo di testa che ha steso il Galles, in semifinale, e restituito agli occhi la bellezza di un gesto atletico, che solo un grande e naturale atleta poteva compiere.

Ecco perché Cristiano ha fortemente riproposto la candidatura. Ma con lui, chi? Gareth Bale ha fatto di tutto: leader del Galles, motivatore, attaccante a tutto campo, fin alla partita con i portoghesi. Molto più difficile per lui trascinare la nazionale che per Ronaldo trascinare  il Portogallo, che spesso si è trovato in posizioni privilegiate in questi tornei. Vero che il Portogallo è riuscito a perdere la finale di un europeo in casa propria, davanti alla Grecia!

E Bale ha vinto, come Ronaldo, la Champions, forse con partecipazione più intensa in alcune partite.

Perduti per strada gli aspiranti tedeschi, Thomas Muller e Manuel Neuer, portiere che si è sciolto davanti alla Francia (allora pure Buffon ha lasciato buoni ricordi), oppure il grande Andres Iniesta che già una volta si è visto scippato del pallone d’oro, finalmente è sorto, anzi insorto agli occhi di tutti, Antoine Griezmann, il piccolo –grande emigrante francese.

Griezmann è l’immagine pocket di una bellezza calcistica. In Francia nessuno se l’è filato appunto per questioni di dimensioni: ritenuto un mingherlino da talent scout che, evidentemente, non sapevano guardare il valore tecnico e il fatto che tanti mingherlini del pallone sono diventati famosi: da Messi a Baggio, da Paolo Rossi a Rivera, Xavi e Maradona stesso, non proprio uno stangone.

In Francia ci hanno capito poco e Griezmann ha fatto l’emigrante andando a conquistare gloria e credibilità in Spagna, dove ha segnato gol che sono la sua passione, regalato assist e gioco a tutto campo che tanto piace a Diego Simeone. Griezmann ha disputato l’ultima finale di Champions senza trovare il colpo decisivo. Ronaldo tante volte ha messo piede nelle vittorie delle sue squadre e della nazionale. Griezmann, in nazionale, ha pianto più che sorriso: i tedeschi ne affossarono le speranze nel mondiale in Brasile. Lui ha ribattuto infilando gol nella porta del Bayern per eliminarlo dalla Champions.

Il Bayern Monaco compone la struttura decisiva della squadra tedesca: in coppa, Griezmann ha regalato un assaggio della sua voglia di riscattarsi, e vendicarsi, in nome e per conto della sua nazionale. Agli europei ha completato l’opera con le due reti che li hanno mandati a casa. Basterebbe per scrivere un romanzo di successo.

Ma serve la chicca: dire all’ultimo re  del pallone, e alla sua corte portoghese, che un Diavolo diventa Principe ma resta sempre un Diavolo. Soprattutto quando infila in gol palloni d’oro.

Poi toccherà alle giurie, sponsor permettendo.


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