Cinema

“Rosencrantz e Guildenstern sono morti” (1990) di Tom Stoppard

staff
21 ottobre 2011


Chilometri e chilometri di celluloide sono stati spesi per narrare le tragiche vicende del malinconico principe di Danimarca, ma soltanto un film ha avuto l’ardire di parlare dei suoi più comici seppur sventurati cortigiani.
Trasposizione filmica dell’omonima opera teatrale, “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” racconta la stessa storia dell’Amleto di Shakespeare, ma spostando il punto di vista dal principe a quello dei due singolari personaggi.
Tom Stoppard, premio Oscar per la sceneggiatura di un altro film “shakespeariano apocrifo”, “Shakespeare in love”, qui nella triplice veste di regista, sceneggiatore e autore della piece teatrale, si diverte a dilatare e ampliare un aspetto del classico shakespeariano senza però rischiare di dissacrare il tutto. Non è certo un compito facile, ma Stoppard ci riesce inserendo i personaggi in un contesto surreale che lascia trapelare in modi più o meno impliciti il fatto che siamo in presenza di un’opera meta-testuale.
Non sono, infatti, solo gli attori erranti (già presenti, come tutti gli altri personggi, nell’Amleto) a sottolineare l’aspetto “meta” del film, ma ci sono anche alcuni accorgimenti che trasciano gli eventi in una dimensione quasi atemporale di finzione scenica, un esempio lampante è il fatto che i due protagonisti non riescono a ricordare nulla di quanto gli è accaduto prima dell’inizio del film, oppure la moneta che cade sempre sullo stesso lato, mostrando l’assurdità del continuum spazio-tempo della realtà in cui si trovano.
Un plusvalore al film viene dato dalle divertentissime e interessantissime interpretazioni di Tim Roth e Gary Oldman. Non a caso non ho specificato quale dei due sia Rosencrantz e quale sia Guildenstern, perché nel film nessuno sembra sapere chi sia chi, Rosencrantz e Guildenstern compresi, questo dettaglio è sì un brillante diversivo comico, ma è anche un’espressione dello straniamento e della crisi di identità che è una sorta di leitmotiv del film.
“Rosencantz e Guildenstern sono morti” è un film brillante e sarcastico, scritto in modo ineccepibile e recitato in modo fresco e pimpante. Riesce con successo ad alleggerire i temi trattati, tra cui non ultimo quello della Morte, che maneggiati diversamente sarebbero potuti risultare pesanti e pretenziosi.
Riesce a tirar fuori allo spettatore una risata dal retrogusto amaro che porta dietro di sé una sana riflessione.

 

Giustino De Blasio


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