Leggere insieme

Rosmarino

Marina Petruzio
7 gennaio 2018

Rosmarino è una fiaba e, come in tutte le fiabe che si rispettino, vi si trovano fate e streghe e un infanzia ben determinata. Ma anche rosa e nero, chiaro e scuro, luci e ombra…Carll Cneut. Scritta da Brigitte Minne già nel 2000 torna oggi completamente rivisitata dal nuovo stile dell’illustratore belga. Edito da Topipittori.

Tra bianchi colorati di diversi toni di rosa, in cui spicca il testo stampato in un discreto rosso, scorrono le prime pagine di Rosmarino. Una fata. Piuttosto una bambina. Una di quelle bambine a cui vanno strette alcune piccole manie dei grandi, fatati o umani che siano. Come per esempio essere a tutti i costi bella e ordinata, non potersi sporcare, mantenere un contegno e non fare briciole quando si fa merenda, parlare in modo educato e con voce armoniosa, e di tanto in tanto far ondeggiare la bacchetta, niente pattini a rotelle, una noia mortale. Meglio essere streghe. Comunicata alla mamma, fata tra le fate, la sua decisione di cambiare mondo, ignorate le zie fatate che cercano di metterla in guardia sulle terribili persone che possono essere le streghe, ecco Rosmarino partire in volo verso il terribile e pesto Bosco delle Streghe. E, lasciata la sua nuvola rosa e il suo castello, con tanto di valige Rosmarino si accinge a intraprendere un viaggio che la porterà sulla Terra, nel bosco e tra le malefiche streghe. E ad affermare “Sono una strega.

Da qui in poi il racconto è basato sulla capacità di comprendere e di crescere assieme, adulti e bambini, trovando un giusto equilibrio tra concessione incondizionata e un equilibrio che rassereni le parti e le tenga nel gioco della vita armoniosamente, che, suvvia si sa, le streghe son simpatiche burlone.

Il testo è fluido, piacevole, la storia divertente. Ci si ritrova col sorriso, grandi e piccini. Alcuni periodi stampati con il carattere più grande invitano il narratore che legge ad alta voce – questa storia adorabile con voce armoniosa – a intonazioni differenti. Scorrono poi le figure.

Le fate. Minuscole scarpette appena accennate il cui nero polveroso si perde nel rosso di calzettoni alti sino sotto al ginocchio, di quelli il cui elastico lascia il segno come un tatuaggio invisibile. Un abito rosa, leggero, tre piccoli bottoni ad allacciare il corpetto con le maniche a sbuffo, si apre lasciando intravedere il sottogonna candido profilato di rosso, quasi fosse in sottile lino ricamato a punto filza. Capelli neri sotto il classico cappello a cono, acconciati in due finissime codine trattenute da una pallina colorata in tono, che a quelli come me, per uno strano gioco della memoria, arrivano da lontano di plastica dura e lucida. Talvolta piccole borsette rosso cupo. Altre una piccola bacchetta magica a stella. Il mondo delle fate è rosa. A volte scuro, altre rosso, raramente fuxia, pallido o aranciato, tonalità tenute quiete da quell’oscuro che Cneut usa come base, per definire i volumi dei suoi personaggi. Dallo scuro al chiaro il pennello lascia come delle graffiature che definiscono, disegnano, sfumano, ammorbidiscono il colore, gli danno profondità. Ma della tecnica usata da Carll Cneut rimando volentieri all’articolo di Carla Ghisalberti su Libricalzelunghe (http://libricalzelunghe.it/greta-la-matta-e-il-bruno-van-dick/).

E poi il bianco della pagina, mai perfettamente e solo bianco, mai perfettamente solo pagina, che si fa parte integrante dell’illustrazione, che ne disegna il corpo, le braccia, si fa impercettibilmente tridimensionale quando manine spuntano rosee come uscendo da una manica immaginaria, gesticolando o soltanto reggendo una tazzina profilata di rosso. Non volano no, sono lì dove devono stare, alla fine di un braccio.

Invisibile il bordo del lungo abito bianco tra due rosa. Una strisciolina, pochi millimetri in una composizione fitta per disegnare un abito. Quel bordo di bruno sul quale un sottile pennello passa veloce del bianco che lo risveglia, e gravandolo lo definisce, il cambio di tono rispetto al fondo della pagina stabilisce non solo l’altezza e l’esistere di una fata, che se non abbassi gli occhi e guardi, osservi con attenzione, rimane solo una testa vagante alla Muppet, ma un piano, una prospettiva, uno spazio tutt’altro che piatto.

La richiesta di Rosmarino alla mamma getta nel disordine più totale il tè delle piccole fate. Forse addirittura la sua festa. Per il suo compleanno Rosmarino riceve una bacchetta magica ma lei in realtà desiderava dei pattini a rotelle. Il regolamento delle fate però non li consente, come può una fata carina di rosa abbigliata, scorrazzare avanti e indietro con dei rumorosi pattini a rotelle legati ai piedi, lei che dovrebbe essere un esempio di comportamento. Brutta faccenda essere una fata, come negarlo!Quindi, con quella determinazione che parte dal naso che solo l’infanzia possiede, meglio essere streghe.

Che il tè delle streghe sia più divertente di quello delle fate, e non solo il tè, lo capirebbe chiunque vedendole là in piccoli gruppi. A semicerchio o a due a due, che se anche la maggior parte di loro tiene la bocca chiusa, a tendere bene l’orecchio rumore di sottofondo se ne sente eccome! Mentre si intrattengono con Rosmarino e la sua mamma, scesa sulla terra e decisa a riportarla a casa, chi pone, come se fosse una cosa assolutamente normale, la propria tazzina in bilico sulla punta del cappello a punta – come quello delle fate sì, meno due che Carll Cneut ha voluto spuntare, lui, che di cappelli dice di non possederne, gioca qui come un modista dispettoso. Ora neri anziché rosa – chi la infila sul lungo naso e la lascia penzolare, chi la reca in mano come fosse una borsetta, chi si tiene sotto braccio la teiera, un braccio bianco di carta che a occhi distratti fa apparire solo una teiera, quella bianca con il piccolo ghirigoro in smalto nero, rotta cadendo a terra. Quella che somiglia di più a quella della fate, panciuta e con il ghirigoro in smalto rosso. Che anche una fatina la porta a mo’ di borsetta, con grazia, tenendola per il piccolo manico.

I capelli raccolti in lunghe trecce o legati a codini o a coda alta o bassa. A guardarle bene non così diverse dalle antagoniste fate in rosa.

Alla fine neppure un volo sulla scopa, un giro in barca sul lago nero, una semplice pattinata possono essere un tabù per mamma fata che della sua piccola bambina coglie, e accetta, il lato fata come quello strega. E un cappellino da a punta si fa basso, leggermente schiacciato, con un pon pon al centro.

 

Rosmarino
di Brigitte Minne e Carll Cneut
adattamento di Giovanna Zoboli
edito Topipittori
euro 24
eta di lettura dai 5 anni


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