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Samantha Cristoforetti e Omega Speedmaster

Davide Passoni
16 giugno 2015

copertina

C’è una donna della quale, in questi giorni e negli scorsi, tutta Italia parla. È Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana negli equipaggi dell’Esa, rientrata sulla Terra l’11 giugno dopo una missione di 200 giorni nella Stazione Spaziale Internazionale ISS.

Agli appassionati di spazio e di orologeria, non sarà sfuggito che Samantha, in missione, indossava due orologi, uno per polso; e non sarà sfuggito il fatto che si trattava di due Omega Speedmaster. Pare che al polso sinistro avesse l’ora di bordo della Stazione Spaziale Internazionale e al destro l’ora del centro di controllo di Mosca.

Buzz_Aldrin_Apollo_11

Naturalmente, perché nessun orologio ha legato il proprio nome allo spazio come l’icona di casa Omega. Samantha indossava due Omega Speedmaster Skywalker X-33, che è solo un esemplare di quella che, nata negli Anni ’50 come orologio, è diventata via via una collezione vera e propria.

Nato come movimento negli Anni ’40 ma disegnato nei Cinquanta e commercializzato a partire dal ’57, l’Omega Speedmaster è un cronografo tecnico pensato per impieghi pesanti. Tanto pesanti che il modello originale vince la concorrenza e compare al polso dei primi astronauti americani. Battezzato nello spazio da Walter Schirra con la missione Sigma 7 del 1962, viene consacrato con l’allunaggio al polso di Buzz Aldrin il 20 luglio del 1969 e osannato un anno dopo, quando consente all’equipaggio dell’Apollo 13 di ritornare sulla Terra, sostituendo con successo gli strumenti di bordo nel cronometraggio dell’accensione dei motori della navicella.

Omega-Speedmaster-Pre-Moon-1967

Lo Speedmaster Professional è tanto semplice da non concedere nulla al superfluo. Cassa in acciaio con anse ad elica, corona protetta dall’incasso laterale, pulsanti cronografici a pompa di grandi dimensioni (gli astronauti indossano guanti…), lunetta svasata, fondello avvitato, vetro in hesalite antiurto. Quadrante senza datario né orpelli, nero, con lancette di ore e minuti in materiale luminescente bianco per una lettura rapida ed essenziale dei dati che servono. Nient’altro.

E un cuore che, dalla nascita, è cambiato pochissimo. Sviluppato su base Lemania (prima calibro 361, poi 861, ora 1861), il movimento mantiene carica manuale e oscillazioni piuttosto basse (siamo sulle 21.600 alternanze/ora), sinonimo di affidabilità e manutenzione ridotta all’essenziale. I 42 mm della cassa (saliti a 45 in alcuni esemplari) sono una misura sportiva che resiste nel tempo, come la carica manuale.

Insomma, Samantha Cristoforetti è solo l’ultima di una lunga serie di astronauti che nell’Omega Speedmaster hanno trovato uno strumento essenziale e preciso. Perché nello spazio, l’essenziale fa la differenza. E trovateci un orologio più essenziale dello Speedmaster, se ci riuscite…


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