Fotografia

Sander e Somoroff: la Storia in Bianco e Nero

Alberto Pelucco
27 febbraio 2013

Quando nel 1936 il regime nazista sequestrò le copie del suo libro fotografico, “Face of our Time”, bombardandone poi, nel 1944, lo studio, August Sander non immaginava certo che in futuro i suoi scatti sarebbero stati punto di partenza per un originalissimo e al contempo innovativo progetto digitale.

Tale difatti si presenta l’appassionante mostra “Absence of Subject”, allestita e promossa dalla Fondazione Stelline in collaborazione con ADMIRA, dal 1 febbraio al 7 aprile 2013, commovente riconoscimento dell’interesse sanderiano per il realismo da parte del noto fotografo statunitense Michael Somoroff, classe 1957.

L’esposizione, curata da Diana Edkins e Julian Sander, presenta 40 opere fotografiche di Sander, tratte dalla serie “People of the Twentieth Century”, confrontate con 40 fotografie di Somoroff accompagnate da sei video.

Nel primo Novecento la città di Herdorf, dove il fotografo nacque nel 1876, con le sue miniere e officine meccaniche attirava numerosi lavoratori da ogni dove, diventando presto un fervido centro multiculturale. Questo favorì l’interesse di Sander per lo studio dei caratteri umani. Interesse culminato con l’opera del 1929 “People of the Twentieth Century”, un catalogo che in sette sezioni illustra i diversi gruppi sociali della Repubblica di Weimar, dai Contadini ai Commercianti, dalle Donne alle Classi e Professioni, dagli Artisti alle Città, senza tralasciare infine veterani, senzatetto e così via (gli Ultimi).

Lo stesso interesse per la contemporaneità non lo lasciò insensibile dinanzi ai mutamenti politico-sociali nella vicina Colonia, preda di contrasti e tensioni tra lo Stato e la popolazione, che aveva ottenuto il diritto di voto per le donne e l’introduzione della giornata lavorativa di 8 ore. Tali conquiste richiedevano un nuovo linguaggio che esprimesse criticamente gli avvenimenti.

Fu nei primi anni Venti, quando un chilo di pane costava fino a 400 miliardi di marchi e un chilo di burro 5000, che Sander aderì al Gruppo degli Artisti Progressisti di Colonia, volto a conciliare costruttivismo e dati di fatto. L’arte è una pratica non fine a se stessa, ma diretta verso scopi sociali, come l’analisi critica della realtà, che per essere compresa fino in fondo, deve essere illustrata nei livelli che la costituiscono.

Questa la visione alla base degli scatti di Sander, scevri di qualsiasi artificio tecnico o ritocco che alteri lo sguardo oggettivo e neutrale dell’obiettivo. L’atteggiamento dei modelli, apparentemente distaccato dall’istante dello scatto, rispecchia appieno l’opinione che costoro avevano della loro più intima natura. Le qualità narrative dei soggetti sono già presenti: sta al fotografo rivelarle, senza artificiosità.

Michael Somoroff asporta digitalmente il soggetto degli scatti di Sander, limitandosi a riprodurre “solo” lo sfondo. Così, da un lato, si enfatizza il rapporto tra l’uomo e il paesaggio; dall’altro, si sottolinea l’incisività del ruolo dell’essere umano nella Storia. Se ne esaltano le tracce del passaggio, all’interno di un tempo e uno spazio ben definiti.

Quando vediamo la cucina di un pasticcere, vuota, senza nessuno all’interno, sappiamo tuttavia che quello spazio, quel tempo, quelle stoviglie, per avere un senso storico, debbono contare sulla presenza di qualcuno: un pasticcere vissuto in Germania durante la Repubblica di Weimar. In questo senso, è lo steccato di un giardino ad urlare silenziosamente la propria importanza, tramite la paradossale assenza di quel soggetto che darebbe ad esso il giusto e completo rilievo. Proprio l’assenza della bambina protagonista dello scatto ci rivela la natura di documento storico di quello steccato.

Due lezioni opposte, quelle dei due fotografi, ma che si integrano perfettamente, in un armonioso intreccio.

Sander ci ricorda che la Storia è fatta soprattutto dagli uomini e dalle loro gesta: nulla di più utile che un’indagine sociale per capire criticamente il periodo in cui viviamo.

Somoroff, dal canto suo, ribadisce questa tesi, sottraendo alla realtà la sua ragione di vita: l’uomo. E ne lascia le sole tracce.

Alberto Pelucco

August Sander & Michael Somoroff –  Absence of Subject
Milano, Fondazione Stelline – Gallery I (corso Magenta, 61)
1 febbraio – 7 aprile 2013
Orari:
martedì – domenica, 10.00 – 20.00 (chiuso lunedì)
Biglietti:
intero € 6; ridotto € 4,50; scuole € 3
Website:
www.stelline.it
Mail:
fondazione@stelline.it; info@stelline.it
Tel.:
+39.02.45462.411

Visite guidate gratuite ogni giovedì alle 18.30
Visite guidate gratuite per famiglie con bambini ogni domenica alle 16.30
Biglietto d’ingresso speciale adulto + bambino 8 €

Prenotazione obbligatoria (da pagare a parte il costo del biglietto).


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