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Letteratura

Sandra Petrignani racconta la sua Marguerite Duras

Virginia Francesca Grassi
6 aprile 2014

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A cento anni dalla sua nascita, avvenuta il 4 aprile 1914 a Saigon, Marguerite Duras rimane la stessa creatura enigmatica e controversa che ha saputo sconvolgere il panorama intellettuale del secolo scorso. A raccontarcela, sotto l’egida di Neri Pozza,  lo sguardo innamorato e critico al tempo stesso di Sandra Petrignani, in un romanzo biografico che ripercorre il percorso creativo e l’educazione sentimentale della scrittrice, “Marguerite”.

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Dall’infanzia in Indocina, quando per tutti è la piccola Nené, Marguerite della foresta, alla laurea in Giurisprudenza e al lavoro per il Ministero delle Colonie, fino ai primi successi letterari, alla Resistenza, al comunismo e all’epurazione dal partito che, senza mezzi termini, la definì una “puttana”; e poi il cinema con la Nouvelle Vague, la vittoria al Goncourt e il successo planetario de L’amante. Per tutti – amici, mariti, amanti eterni o passeggeri – quella che un tempo era la signorina Donnadieu è ora Margot, o semplicemente Meg. Margot la sfrontata, Margot la triste, Margot irripetibile, che nel giro di qualche anno diverrà poi solo Duras, quando nei suoi deliri megalomani da alcolista la scrittrice si autodefinirà “genio”, decidendo di parlare di sé in terza persona.

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Questa è la storia di una vita avventuriera, ribelle, scandalosa, di una personalità scomoda ma carismatica, provocatoria seppur immensamente fragile, “sempre consapevole della sua consistenza di farfalla, sempre spaventata e in attesa di un’inevitabile fine”.  Ci sono i grandi amori – primo tra tutti quello tormentatissimo con Gerard Jarlot – ed il rapporto viscerale con la scrittura, ma anche il sentire politico e le ansie dell’infanzia da cui non riuscì mai a liberarsi, come il lutto per la perdita del padre o l’inadeguatezza nei confronti della madre. E poi le atmosfere di un’epoca, fervente, esaltata ed esaltante, in cui spiccano le figure di Lacan, Jeanne Moreau, Godard, Depardieu, Quenau, ma anche Dos Passos, Calvino e Vittorini.

Tra le pagine ecco sfilare un’esistenza aggrovigliata di trionfi e sconfitte, automistificazioni e verità.

Virginia Grassi

“Marguerite” di Sandra Petrignani, Neri Pozza, pp. 212.


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