Fotografia

Sandy Skoglund tra realtà a finzione

Alberto Pelucco
1 aprile 2015
Sandy Skoglund, The Grey Foxes, 2008, Courtesy of Paci contemporary (Brescia, IT)

Sandy Skoglund, The Grey Foxes, 2008, Courtesy of Paci contemporary (Brescia, IT)

Spesso, quando ci riprendiamo da uno svenimento o una perdita della memoria, ci chiediamo “dove sono?”, prima ancora di “chi sono?”. L’essere umano trova un senso della propria esistenza solo nella tranquillità dell’ambiente che lo circonda, altrimenti vive un incubo, come quelli rappresentati da Sandy Skoglund, artista e fotografa americana, in mostra alla Galleria Paci Contemporary di Brescia dal 7 marzo al 26 maggio 2015.

Sandy Skoglund nasce a Weymouth, Massachusetts, nel 1946. Nel 1972 si trasferisce in una New York oberata dai nuovi toni espressivi della comunicazione di massa, della pubblicità e della cultura pop, che in Andy Warhol trovano il loro massimo esponente.

Che il rapporto tra uomo e ambiente abbia subìto diverse modifiche nell’età contemporanea, è subito evidente per Sandy. Slogan urlati, colori accesi, immagini ripetute soffocano l’umanità che, per fuggire dalle sue paure e incertezze, accetta di vivere in un mondo finto. Ecco quindi che l’artista, attratta dal tema della ripetitività dell’arte come prodotto, rilegge con lucidità la realtà così come è percepita dall’immaginario collettivo, sempre più alienato dalla Natura e, quindi, da se stesso.

Per riavvicinare gli uomini alla naturalità, la Skoglund illustra loro il netto contrasto tra l’artificiosità dell’esistenza e la semplicità della Natura. E lo fa attraverso la potenza espressiva della fotografia e un linguaggio universale, pubblicitario, costituito da immagini, slogan, concetti inequivocabili e toni marcati.

I primi soggetti di Sandy sono dei generi alimentari, che la pubblicità rappresenta su sfondi colorati, per farli apparire più belli e appetitosi. Degli anni Settanta sono invece i “tableaux vivants”, con cui la Skoglund assurge a pioniera della Stage Photography, tecnica consistente nel fotografare situazioni allestite, finte e studiate a lungo dall’artista. Nel nostro caso, Sandy ricrea dei set fotografici surreali, spesso caratterizzati da colori brillanti e saturi, dove figure umane affiancano oggetti realizzati dall’artista a grandezza naturale.

L’artista immagina momenti di vita dentro e fuori le mura domestiche, ambientati in un tempo dilatato e cristallizzato e in un’atmosfera onirica. Qui, in camere da letto, salotti o cinema all’aperto, sono rappresentate ansie e paure collettive di uomini, donne e bambini della classe media suburbana. Animali e oggetti invadono ogni spazio, in una sorta di “camera chiusa dell’ossessione”, di cui si è perduta la chiave.

Gli ambienti domestici raffigurano il mondo costruito dall’uomo in opposizione alla natura; gli animali sembrano spiriti che gli umani ignorano e con essi ignorano la realtà di cui fanno parte. Non vi sono ombre, ma colori marcati, come negli slogan pubblicitari.

Sandy rappresenta simbolicamente gli incubi sociali, che scaturiscono dal conformismo della vita di provincia americana e, insieme, commenta ciò che noi cerchiamo di sopprimere con le gioie del consumo, la sottomissione alle nostre paure e le ansie per il mondo naturale. Capire la sua arte aiuta a comprendere la società odierna, dove sempre più persone incontrano difficoltà nel distinguere la realtà dalla finzione.

Alberto Pelucco

SANDY SKOGLUND Unpublished Works
7.03.2015 – 26.05.2015
Paci Contemporary – via Trieste 48 25121 Brescia, Italy

Informazioni:
Web: www.pacicontemporary.com
Mail: info@pacicontemporary.com
Tel +39 030 2906352

Orari:
da martedì a sabato 10:00-13:00 e 15:30 – 19:30
lunedì e domenica su appuntamento
Ingresso libero


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