Letteratura

Sangue e girasoli per il sud di Andrej Longo

staff
18 settembre 2011


Il sud di Andrej Longo è fatto di terra e girasoli, di mare e di sole, di tamburi e di voci; ci sono soprattutto i corpi e il sangue, vivi di passione e di voglie. E’ il sud delle storie e dei cunti, fuori dalla geografia e dai tempi, quello che vive sempre uguale a sé stesso in ogni luogo. La storia di Caterina e Lorenzo potrebbe accadere oggi come mille anni fa: s’incontrano, si piacciono, si amano con la semplicità dell’adolescenza; fra loro, gli ostacoli della prepotenza e del silenzio. Tutto mentre i girasoli stanno a guardare.
Andrej Longo racconta che la lingua gli è rimasta nell’orecchio dopo un sogno, poi ha dovuto scolpirla dalla memoria. Non ha scavato nei campi, perché lì le parole sono di chi le coltiva, ma le ha chieste alle nuvole che dai Nebrodi di Sicilia si spostano all’Aspromonte, al sole che sorge dallo Jonio e si tuffa nel Tirreno; le ha chieste a un Sud di nessun luogo e ovunque, che parla le cento lingue della costa e delle montagne e la lingua franca dei corpi. Né siciliano né calabrese, né lucano né pugliese, ma tutte le lingue assieme.
L’altro pregio dello scrittore è la regia sapiente. Si procede per quadri, quasi per cartoline, avanti e indietro nella storia sull’onda delle passioni e delle vite dei personaggi senza mai smarrirsi; alla fine tutto torna, o quasi. Restano dei fili sciolti, qualcosa che avrebbe meritato la conclusione esemplare ma rimane sospeso. Dispiace in un libro che altrove riesce a governare con tanta perizia l’anima infiammata e la lingua magmatica del nostro sud.

 

Giulio Passerini


“Lu campo di girasoli”, di Andrej Longo, Adelphi, pp. 182.


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