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Sanremo 2013: poco glam e poca civiltà

staff
14 febbraio 2013

É un momento convulso per la nostra povera Italia: toto-elezioni, toto-papa, toto-vincitore di Sanremo.

C’è l’imbarazzo della scelta. E si sa, le fashioniste ieri hanno seguito la kermesse musicale più famosa d’Italia anche per capire quale fosse il grado di Glam presente sul palco.

Dopo i bellissimi abiti di Puglisi sfoggiati l’anno scorso dalla tanto chiacchierata Belen, quest’anno bisogna ammettere che la Canzone, effettivamente, sia stata l’unica e vera protagonista – assieme all’immancabile satira politica di Crozza.

Riponevo poche speranze sulla Litizzetto. Ero convinta di due cose: non avrebbe mai e poi mai indossato abiti lunghi, viste le sue minute misure, e non avrebbe mai rinunciato alle calze coprenti che snelliscono e mimetizzano i difetti. Non mi sono sbagliata e devo ammettere di averla trovata anche sufficientemente “appropriata”: a suo modo, ha saputo render vivi gli abiti di Gabriele Colangelo, rigorosamente sopra il ginocchio. Noto con immenso piacere che la scelta di questo stilista rientra in una più ampia volontà di dare spazio al design italiano, attraverso la creazione di abiti unici dai materiali preziosi: Jaquard, cambiamenti di texture, lucido e opaco e forti accenti sul punto vita con bustier stringati che si aprono dando spazio all’ampiezza delle gonne. Un discreto chignon, per raccogliere i capelli, le stesse orribili scarpe per tutti gli outfit e bellissimi orecchini verde brillante.

Il suo potenziale è stato sfruttato al meglio.

Per la categoria UOMINI, l’unico outfit degno di nota è stato quello di Marco Mengoni che ha ragionevolmente dato un taglio al total black optando per un completo blu, dal taglio talmente slim, da farlo sembrare più magro di quanto in realtà non sia.

Per la categoria DONNE, invece, le uniche citabili sono le sorelle Parodi che hanno sfoggiato un abito crema e uno nero, complementari, diversi nel taglio, ma bellissimi entrambi. Sulle altre sorvolerei volentieri se solo non fosse che amo sottolineare le cadute di stile di chi decide di apparire in tv senza il minimo ritegno.

Simona Molinari, più che ad una cantante, somigliava ad una palla decorativa per l’albero di Natale. Dopo averla vista, mi aspettavo che per lo meno intonasse un motivetto alla Jingle Bells. Troppo rosso, troppo argento…e quelle scarpe, poi?

Chiara. Lei sembrava appena uscita dalla messa, per il matrimonio di zia Chichella. Brutti i capelli, brutto il look e francamente, brutte anche le canzoni. Si spera che per lei il post X-Factor non si trasformi in una bella X sulla sua carriera di cantante.

Maria Nazionale. Io mi son chiesta quanto sia difficile per lei presentarsi a Sanremo ogni anno sapendo che non lo vincerà mai. Era fasciata in un abito fucsia che addosso a lei era osceno. Se lo avesse sfoggiato l’anno scorso Nina Zilli, ci si sarebbe complimentati con lei per la scelta del look, ma addosso alla cantante neo-melodica il risultato era (come dire?)…ORRIBILE.

Look a parte, io Sanremo l’ho guardato per lo stesso identico motivo per cui lo guardo ogni anno: perché è un fenomeno di costume, ci riguarda in quanto Italiani e poco mi importa se le polemiche politiche fioccano e se, nel pubblico, un paio di disturbatori sono così poco intelligenti da non riuscire a capire quale sia il confine tra propaganda politica e satira.

Vedere Crozza in difficoltà, costretto al silenzio per i fischi di chi, come spesso accade, giudica senza sapere tutto, mi è dispiaciuto molto. Credo sia stato uno spiacevole incidente prodotto dalla poca civiltà.

Le idee politiche, in un momento così delicato per la nostra Italia, vanno difese e tutelate, certo. Ma vista la situazione attuale, i dissensi e le critiche andrebbero espressi nelle piazze, difronte a Montecitorio e non tra le poltrone dell’Ariston, perché mettere a tacere qualcuno, di destra o di sinistra che sia, come la storia insegna, non ha mai portato a nulla di buono.

St.efania
st-yle-squared.com