Sanremo 2015, la vittoria scontata e la comicità ritrovata

Elisabetta Pacifici
15 febbraio 2015

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Pronostici azzeccatissimi per questo Festival scontato dall’inizio alla finale: vincono Il Volo, secondo posto per Nek e terzo per Malika Ayane. Si conclude così l’edizione del Festival di Sanremo che vede come vero vincitore Carlo Conti con record di ascolti che non si vedevano da tempo.

Nek, abbracciato in tutti i modi possibili dal calore del pubblico, ha vinto il premio della Sala Stampa radio web tv Lucio Dalla, ed il premio per il miglior arrangiamento, mentre per Malika il premio “Mia Martini” della critica.

La serata inizia con il romanticismo del musical Romeo e Giulietta, essendo San Valentino non poteva essere altrimenti. Subito dopo, spazio al momento promozionale: sul palco i bambini di Braccialetti Rossi che danno delle risposte profonde nonostante le sempre penose domande di Conti.

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La sigla iniziale è stata suonata dalla banda dell’Esercito e della Pfm, sempre in formissima. Il primo big in gara è Masini, coerente con la sua canzone, che può essere solo sua e di nessun altro: lui è la sua canzone e viceversa. Con il suo stile vintage di nicchia Nina Zilli si esibisce con maestria, ma questo non basta a farla arrivare al podio. Chiara dovrebbe essere premiata per la sua precisione: una canzone da radio che le calza a pennello e la fa sentire a casa.

Ogni concorrete in questa ultima serata è preceduto da un videomessaggio di buona fortuna da parte di un vip: per i Dear Jack ci pensa Kekko (mi raccomando con le 3 K) dei Modà che è stato più presente al festival di Rocio, a lui è toccata la realizzazione di molte canzoni.

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E dopo la storia immortale di Romeo e Giulietta è la volta della storia eterna di Concetta e Bartolomeo Mantenti, sposati da 65 anni, portano la semplicità sul palco e fanno commuove tutti gli italiani che ancora credono nell’amore, quello senza sovrastrutture, quello in cui ci vuole pazienza per andare avanti. La stessa pazienza ci vuole con tre scapestrate vallette che ormai non hanno alcun timore del palco e tirano fuori battute ironiche da cabaret. Tutto questo non poteva che essere completato dalla raffinatezza di Malika Ayane, libera nelle sue parole ma chiusa in un vestito simile ad un sacco nero. È poi il momento della superospite Gianna Nannini, che delude ogni aspettativa con stonature, ritmi sbagliati e carisma di un bradipo assonnato. Conti chiede un aiuto dal pubblico che non le nega una standing ovation.

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È il turno di Nek, spietato come i suoi occhi ghiaccio vuole la vittoria, della quale sente il profumo in ogni dove. Nei panni di Renato Zero entra nell’Ariston Panariello e ci regala subito uno dei suoi monologhi sulla politica, la mafia e la giustizia. In questo festival dove l’attualità sembrava negata – e la comicità anche –, arriva lui con un carico di responsabilità enorme, e finalmente tutti sono contenti di potersi lasciare andare e ridere.

Dall’America all’Italia senza passare dal via: è la volta de Il Volo, convintissimi della loro vittoria. Sembra di averla sentita già mille volte la canzone di Annalisa, sono i Modà in versione femminile, peccato perché la sua voce poteva offrirci molto di più. Il superospite internazionale musicale di questa serata è Ed Sheeran: ragazzine urlanti lo hanno accolto al suo arrivo ed ora tocca a noi incantarci davanti alla sua ipnotica esibizione.

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Alex Britti e la sua chitarra sono il vero duetto vincente del festival, lui, come già detto, doveva venire solo con la sua chitarra, anche senza canzone. Irene Grandi si è confermata meno rock e più educata , invece, avrebbe dovuto essere graffiante come il suo abito. E cosa vuoi dire a Lorenzo Fragola? Rappresenta in pieno la dolcezza del suo nome e del suo sorriso, ragazzino, è vero, ma molto più diretto di alcuni big tentennanti. Poco chiara, al contrario, del suo nude look Bianca Atzei passa inosservata con la sua canzone e viene ricordata per le sue gonne inesistenti. Lui su questo palco sembra esserci nato: Moreno ha la sicurezza di chi si butta, si diverte e se ne frega del giudizio degli altri, bravo. Codino a parte, Grignani non ci dispiace, porta a spasso la sua canzone come “una tra le più belle scritte fin ora”, c’è lui tra quelle parole e si sente. L’intelligenza di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi dovrebbe essere premiata con una statuetta a parte, quella per il coraggio di aprirsi al mondo su un tema che nonostante i tempi attuali è ancora un tabù, quella per la capacità di essere pungenti ma pacati, quella per cui la voce non serve, basta l’emozione, e loro ne hanno da vendere.

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Arrivati alla serata finale e all’ultimo concorrente in gara, ci manca Nesli nei panni da rapper e ancora non ce ne facciamo una ragione. Ma ecco, un ciclone super travolgente arriva sul palco, Will Smith, una vera superstar: coinvolge il pubblico, canta e lascia il segno; vogliamo lui come prossimo presentatore del Festival di Sanremo.

Non si può andare a dormire senza aver ascoltato prima il discorso dei vincitori; ma, si sa, il Festival non è di chi vince sul palco ma è di chi vince tra la gente, con gli ascolti; il Festival è di chi viene canticchiato per anni e di chi tra il pubblico sfoggia umiltà.

Noi un’idea già ce l’abbiamo, e siamo certi che si farà avanti con la sua “Fatti avanti amore”.