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Sanremo 2016: la terza serata tra vecchi successi, top e flop

Azzurra Bennet
12 febbraio 2016

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Sanremo 2016 prosegue con la sua terza serata: la puntata è incentrata sull’interpretazione da parte dei big di alcune delle cover più famose. Bisogna ammettere che la scaletta delle performance sembra interessante, con la doppia presenza di Lucio Battisti (sono fiduciosa per la Michielin, un po’meno per Scanu); stona invece la scelta un po’troppo autocelebrativa di Patty Pravo, che interpreta un suo brano.

La Raffaele questa volta propone una versione (davvero indistinguibile dalla reale) di Donatella Versace, con annessa incapacità di articolare parola. Fa rotolare per terra dal ridere quando sembra controllare ripetutamente che il labbro non le stia cascando via. Grazie Virginia, persino Garko riesce ad ottenere un’espressione spaventata questa sera.

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La serata si apre come al solito con le sfide degli esordienti: si presentano sul palco Miele con “Mentre ti parlo” contro Francesco Gabbani con “Amen”; la sala stampa è invitata a votare e passa Miele. A questo punto mi interrogo sulle capacità critiche dei presenti in sala (l’interpretazione di Francesco è interessante, quella della ragazza non regge il confronto); MA per una volta devo tenere a freno la mia lingua biforcuta: la sala stampa insorge, per un intoppo della macchinetta non era riuscita a votare. Il risultato si ribalta: Francesco passa e Miele (su quali basi poi?) chiede di essere reinserita come quinto concorrente.

Oltre a ogni mia previsione, Rocco Hunt presenta un’apprezzabile versione di “Tu vuò fa’ l’americano” con qualche intermezzo rap. Voto: originale, a parte le frasi patriottiche e banalotte sul finale.

Madalina fa quello che le riesce meglio: scendere le scale e chiedere a Conti “Mi vieni a prendere?” con aria da gatta morta. Peccato, la prima sera mi aveva fatto un’impressione migliore.

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Invece smentisco quella avuta su Gabriel Garko: non era teso dal debutto come presentatore, è proprio ingessato nei suoi nuovi lineamenti. Quanto tempo è passato da quando le ragazzine sospiravano guardando il tuo poster plastificato? Adesso lo sei anche tu!

Sale sul palco Francesca Michielin, la cui canzone “Nessun grado di separazione” è stata una piacevole sorpresa tra le proposte, e presenta la propria versione de “Il mio canto libero” di Battisti. Probabilmente anche lui ne sarebbe stato deliziato: la ragazza ha talento e si emoziona tantissimo sul finale. Voto: genuina.

Neffa violenta senza pietà lo storico brano “O’ Sarracino” e anche il dialetto napoletano (pur essendo nato nella provincia di Salerno, si è trasferito presto a Bologna), ma devo ammettere che in altre occasioni non mi è dispiaciuto. Mentre per quanto riguarda Valerio Scanu una mia amica mi implora di scrivere, cito testualmente, che la sua interpretazione “fa venir voglia di strapparsi via la faccia. Ma queste non sono parole mie.

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Emozionante l’interpretazione di Lucio Dalla da parte degli Stadio, con il cantante sullo sfondo, mentre Lorenzo Fragola si cimenta con qualcosa che forse non è ancora alla sua portata: “La donna cannone” di De Gregori. Non è totalmente un fiasco, a me lui piace.

Ed ecco la classifica:
1 – Stadio, «La sera dei miracoli»
2 – Valerio Scanu, «Io vivrò (senza te)»  (????)
3 – Clementino, «Don Raffae’»
4 – Noemi, «Dedicato»
5 – Rocco Hunt, «Tu vuo’ fa’ l’americano»


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