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Sanremo: Celentano attacca i giornali cattolici e la Consulta

staff
15 febbraio 2012

Se l’è presa con i preti che “non parlano mai del paradiso come a dare l’impressione che l’uomo sia nato solo per morire”, con l'”ipocrisia” dei giornali cattolici che “andrebbero chiusi”, con la Consulta che ha bocciato il referendum sulla legge elettorale “buttando nel cestino più di un milione di firme” e con la Merkel e Sarkozy che “avevano proposto l’acquisto di armamenti come condizione per salvare la Grecia”. E’ destinato a suscitare polemiche il lungo monologo di Adriano Celentano, che ha trasformato il palco dell’Ariston in un vero e proprio teatro di guerra nella serata inaugurale della 62esima edizione del Festival di Sanremo, prima di lanciare, dallo stesso palco, le sue “bombe” mediatiche.

“Avrò girato mille chiese -ha esordito- e morire se durante la predica si capisce qualcosa di quello che dice il prete. Nelle ultime file non si sente niente ma il Vangelo dice ‘beati gli ultimi’. Se c’è una cosa che non sopporto e mi innervosisce non soltanto dei preti ma anche dei frati -ha proseguito il Molleggiato- è che quando fanno la predica non parlano mai della cosa più importante, non parlano mai del paradiso come a dare l’impressione che l’uomo sia nato solo per morire ma le cose non stanno così: noi siamo nati per vivere”, ha affermato.

Dai preti ai giornali cattolici il passo è breve: “Giornali inutili come Famiglia Cristiania e l’Avvenire dovrebbero essere chiusi” perché “per loro -ha dichiarato Celentano- il discorso di Dio occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite come le critiche che fanno a uno come Don Gallo che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli ultimi”. Il secondo bersaglio dei bombardamenti dell’Adriano nazionale, accolto da una vera e propria ovazione dalla platea dell’Ariston, è stato Luca Cordero di Montezemolo che “ha fatto bene a fare il treno veloce” ma “l’alta velocità bisogna bilanciarla con qualcosa di lento”, ha detto, invitando l’ex presidente di Confindustria a fare “un treno lento, che si potrebbe chiamare ‘Lumaca’”, perché “c’è qualcuno che vuole andare lento per ammirare le bellezze dell’Italia”.

Tra una canzone e l’altra il Molleggiato ha preso di mira anche la Consulta che ha bocciato il referendum per abrogare l’attuale legge elettorale: “Di Pietro, Parisi e Segni -ha sottolineato- hanno raccolto un milione e duecento mila firme che la Consulta ha buttato nel cestino”. Anche Morandi ha criticato la decisione della Consulta, sostenendo che, “bocciando il referendum, ha tolto la parola ai cittadini”. “Guardi che con queste cose che ha detto Morandi io non c’entro niente”, ha precisato Celentano, rivolgendosi alla padrona di casa, il direttore generale della Rai, Lorenza Lei. Pronta la replica del conduttore bolognese: “E’ vero, le ho dette io ma le ha scritte lui”. E proprio al direttore generale della Rai è stata dedicata una delle ultime stoccate di Adriano: “Adesso ho capito perché si chiama Lei: perché vuole mantenere le distanze e anche Santoro l’ha distanziato mica male”.

Prima di concludere il monologo, il cantante non ha risparmiato un duro attacco al critico del Corriere della Sera, Aldo Grasso, definito “un deficiente che scrive idiozie” e ai presidenti di Germania e Francia, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, che “avevano proposto l’acquisto di armamenti come condizione per salvare la Grecia”. “E’ questa l’Europa che vogliamo, cinica e armata fino ai denti?”, ha chiesto al pubblico, tornando ad uno dei suoi tradizionali cavalli di battaglia. Ma la guerra delle polemiche, a giudicare dalle prime reazioni, per Celentano è appena cominciata.

Ironica la replica a Celentano del quotidiano dei vescovi “Avvenire”. Ieri al festival di Sanremo Adriano Celentano “se l’è presa con i preti e con i frati (tutti tranne uno) ‘che non parlano del Paradiso’. E se l’è presa con ‘Avvenire’ e ‘Famiglia Cristiana’ ‘che vanno chiusi’. Tutto questo, perché abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero”. Così il direttore di ‘Avvenire’ Marco Tarquinio in un corsivo intitolato ironicamente ‘Bello spettacolo’. “Dunque, andiamo chiusi anche noi. Buona idea: così a tutti questi poveracci, tramite il Comune competente, potrà elargire le sue prossime briciole di cachet. Davvero un bello spettacolo. Bravo. Viva Sanremo e viva la Rai”. Il direttore del quotidiano della Cei aggiunge un Ps: “Naturalmente, caro Celentano, continueremo a parlare e far parlare di Dio, degli uomini e delle donne di questo mondo. Soprattutto di quelli che in tv non ci vanno mai, neanche gratis”.

 

Fonte: TMNews