Il mio punto di vista

Sanremo: Luciana punta sui giovani

Gabriella Magnoni Dompé
20 febbraio 2013

Ed ecco in questo mese di febbraio – come stiamo ormai da settimane ripetendo, allegro, frizzante, ricco di fermenti primaverili – arrivare finalmente come ogni anno l’atteso, desiderato, discusso, chiacchierato: Il Festival. Da oramai 63 anni Sanremo accompagna le serate di milioni di italiani e, ovviamente, ha accompagnato anche la mia prima infanzia.

Ebbene sì, da piccola non mi sono mai voluta perdere una sola edizione di quella che era una sorta di serata degli Oscar italiani, o forse molto di più. Ho un chiarissimo ricordo di un’Italia che ormai non c’è più, ma che porto nel cuore con infinita dolcezza: un’Italia buonista, un’Italia che si incantava sulle note di Bang Bang e che accorreva nel porto sanremese ad osservare l’arrivo trionfale di Gene Pitney su un avveniristico panfilo di ben 20 metri!
La grandissima sala da pranzo dell’hotel Royal sembrava veramente il Kodak Theatre nelle sue migliori edizioni. Attori, celebrities internazionali, personaggi usciti da libri e cronache d’altri tempi sciamavano qua e là, anno dopo anno, dandosi l’imperdibile appuntamento di sedere sulle poltrone di quel grande palcoscenico che era Sanremo.

Possiedo una foto a cui sono particolarmente legata e che voglio con voi condividere, quella di mia mamma in dolce attesa che varca orgogliosa al braccio del mio prematuramente scomparso papà la soglia dell’Ariston. Posso ben dire di esserci nata dentro.
Quanti ricordi di un passato così vicino, eppure ormai lontano da noi anni luce, quello di un’Italia forse un po’ troppo genuina, ma sicuramente molto più felice…

Tornando all’edizione attuale personalmente ho molto apprezzato la conduzione di quest’anno. A dispetto delle mie aspettative, l’interpretazione di Fabio Fazio si è rivelata decisamente più convincente di tante altre (e di quella di Che Tempo Che Fa); ovviamente poi la Lucianina nazionale ha confermato la sua verve comica e dissacrante – come sempre, talvolta un po’ troppo grossolana e non sempre appropriata –, affiancandola a un impegno sociale e civile che in un ambito mondano come quello di Sanremo suona del tutto nuovo. E poi finalmente una conduttrice, non una semplice spalla, una valletta: premiamo l’intelligenza! Per una volta tanto potrei mettere da parte il famoso detto di mia mamma “fai della tua intelligenza tappezzeria”, per invece premiare questa virtù che ha finalmente rappresentato le donne italiane come sono e non come qualcuno le vorrebbe.

“Efficace, forte, emozionante, commovente”, come lo ha recentemente definito Fabio Fazio, e assolutamente necessario, aggiungerei io, l’intervento contro la violenza sulle donne e il femminicidio. Soprattutto considerando quanto la problematica stia diventando incalzante in Italia nell’ultimo periodo.

Lodevole la decisione di indossare solo abiti in stile “spending review”, in linea con il bilancio tagliato del 10% di quest’anno: outfit rigorosi nelle linee, semplici nelle tonalità, ma allo stesso tempo raffinati, grazie ai dettagli preziosi e originali.

Azzeccatissima, infine, la scelta dichiarata di farsi vestire solo dai talenti emergenti della moda italiana. Perché se puntare sul made in Italy all’interno di un evento simbolo d’italianità è una scelta quantomeno dovuta, prediligere le nuove leve ai big, proprio per dar loro “una spinta”, come lei stessa ha detto, si rivela di questi tempi invece qualcosa di audace: la Littizzetto ha voluto dare spazio ai giovani, alla loro voglia di fare, di mettersi in gioco, di osare. Un messaggio forte, chiaro e di cui a mio parere si sentiva davvero il bisogno. – E per questo possiamo anche perdonarla per quelle sue battute talvolta un po’ troppo terra a terra, per la disastrosa performance di danza (anche se lodevolissima negli intenti), e per quella camminata goffa. Strascicare i piedi non è consigliabile in nessuna occasione, figuriamoci a Sanremo. Ma andiamo oltre.

A dispetto di quello che ho letto su varie testate, ho apprezzato praticamente tutti gli outfit indossati dalla comica torinese. Ovviamente con qualche preferenza personale.

La prima serata si è aperta con le creazioni di Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, un passato come direttori creativi di Gianfranco Ferrè donna, e divenuti celebri per aver vinto Who’s on Next, il concorso per giovani talenti organizzato da Vogue; ho trovato molto particolare il completo spezzato con top nero ed ampia gonna a ruota verde bosco in stile anni ’50. Sarò di parte, ma io stessa alla Prima della Scala del 2011 ho scelto proprio questo duo creativo e la loro modernità unita al gusto per la tradizione.

Interessanti poi anche gli outfit dell’abruzzese Gianluca Capannolo, un background in Krizia e Metradamo – tralasciando l’effetto sacco della maxi casacca bianca con dettagli in argento sulla scollatura, che decisamente non ha donato alla figura ben poco slanciata della conduttrice. Io personalmente sono per una moda che tenda ad abbellire la donna e a sfruttare quel dettaglio di femminilità in più che è presente in ognuna di noi, indipendentemente dalla perfezione delle forme. Il sacco proprio no, è un camuffarsi ed è un voler camuffare in un momento in cui vogliamo trasparenza!

Sperimentalismo nei materiali e nelle forme, per un effetto non sempre azzeccatissimo, per le mise create da Gabriele Colangelo, giovane direttore creativo di Genny e Borbonese.

Passiamo poi al romanticismo sofisticato firmato Kristina Ti, forse in assoluto tra le mie preferite: altra torinese doc, Cristina Tardito è la designer che da sempre contribuisce alle mise della Littizzetto a Che Tempo Che Fa.

Gran finale con le creazioni della Maison Albino, marchio nato nel 2004 dal genio di Albino d’Amato, romano, classe 1974, e direttore creativo – tra gli altri – di Les Copains. Linee audaci, sfumature originali e tessuti raffinati impreziositi da perle, cristalli e piume.

Dopo questa scorpacciata sanremese mi sto preparando e pregustando le sfilate milanesi che proprio questa mattina prendono il via con Paola Frani, altra stilista che è da sempre nel mio cuore per la semplicità dei materiali e delle linee, e per il suo offrire almeno una proposta valida per ogni range d’età. Al giorno d’oggi la bellezza non è più un dato anagrafico: vogliamo perennemente sentirci belle e pensate da chi dovrebbe tentare di valorizzare la nostra femminilità, prescindendo dai centrimetri e dall’età.

Gabriella Magnoni Dompé