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Volo a vista

Santi subito!

staff
14 febbraio 2012


Non c’entra San Valentino, che fra l’altro è passato.
Non c’entra San Remo, che sembra non passare mai, ma per fortuna poi passa.
C’entra quella massa scomposta e ondeggiante di ragazze e ragazzi che Milano ha attratto come il miele le mosche – tranne quelli che hanno la fortuna di esserci nati e vissuti in questa “wannabe” metropoli, regno incontrastato di tutto quanto è fashion hip & cool…
Sembrano meteoriti nella coda di una cometa, si agitano, sollevano polvere di stelle, ma risalire la coda e arrivare al cuore luminoso è tutta un’altra storia.
Lavorano nella moda, il che di per sè li rende invidiabili agli occhi dei tanti coetanei che arrancano facendo pratica in uno studio legale, o alla cassa di un megastore, o annegano nella banalità quotidiana di un ufficio qualsiasi.
Spesso si occupano di PR.
Quelli che insistono, negli anni si accorgono che anche alla mamma non riescono a spiegare cosa fanno, che anche i fidanzati più devoti non capiscono il perché di patemi, accoramenti, sonni agitati e, quando va bene, ettolitri di fiori di Bach.
E il percorso è lungo, fitto di ostacoli che neanche alla finale di Giochi Senza Frontiere (o alla “prova leader” dell’Isola dei Famosi, per quelli con l’anagrafe a favore…).
Si comincia come stagisti, il che significa oneri da CEO, onori non pervenuti; il più delle volte come lo stipendio.
Si prosegue aspirando a un co.co.pro., che da opportunità ci mette un attimo a diventare una sentenza di ergastolo.
Arrivano freschi di diploma, energici, l’outfit non fa una grinza, e pensano a passarella, luci, backstage: le stagioni passano e loro non li scorgono nemmeno, mentre scortano divine della penna e vestali del redazionale dall’ingresso al front row.
Parlano ovviamente il condenastiano, la lingua ibrida di quelli della moda, fanno abuso di superlativi.
Li anima un entusiasmo tanto sincero quanto coraggioso, se pensato in prospettiva.
Lavorare a un evento si traduce in ore interminabili passate a presidiare un ingresso e spuntare nomi da una master list.
Se per sbaglio li sfiora l’ottimismo, c’ è sempre qualcuno pronto a ricordargli che sono dei miracolati. E che basta un attimo per tornare nella polvere (ma quando ne sarebbero usciti?..).
Anche nel 2012 spesso al vertice della piramide si collocano capi dispotici rimasti inchiodati agli anni ’80 e privi di senso del ridicolo.
Sotto si agita chi, nella speranza di imparare a scrivere comunicati stampa, organizza il trasloco nel nuovo pied-à-terre di un’autorevole cronista, o chi si occupa dell’installazione delle tende nel nuovo appartamento del capo.
Chi cerca di impostare una strategia mentre acquista e spedisce oltralpe pomate per gli zoccoli infiammati dei cavalli del capo.
Chi si occupa degli esami clinici del capo fra un blocco e l’altro di un seating plan, chi prenota cene, che cerca di riattivare iPad rimasti in panne dall’altra parte dell’oceano, chi manda buste di vestiti in lavanderia e constatazioni amichevoli all’assicurazione.
So di qualcuno cui il capo, pronto per lo shooting di un magazine americano, ha delicamente depositato una gomma ormai masticata sul palmo della mano, con l’idea di recuperarla a scatti ultimati.
Se sullo sfondo, però, luccica una clutch in coccodrillo, se il direttore creativo non dico ti parla, ma emette segnali inequivocabili di essersi accorto della tua presenza, se almeno una volta hai condiviso una fascia spazio-temporale con la Wintour o la Sozzani, tutto il resto ti sembra un ragionevole prezzo da pagare.
E’ a questo punto che andrebbe inoltrata alla Santa Sede la richiesta di avviare un processo di santificazione, senza neanche perdere tempo a dichiarare beato questo esercito di martiri del look.
Quando li vedi ciondolare la sera tra il Blanco e il bar di Marc Jacobs, o trascinarsi dalla festa di Vogue.it all’opening di Excelsior, come fossero le tappe di una via crucis dello stile, capisci che la santità è la sola via di uscita, l’unica vera ricompensa possibile.
A patto che almeno in paradiso non si combatta per la prima fila. E il dress code sia libero.

Wendy Maxwell

Wendy Maxwell (non) esiste, ma ha un punto di vista ironico su quello che succede, mentre vola prende appunti e trova spunti, su cui riflette e sorride aspettando la fine del mondo che, se anche poi non arriva, si va avanti già allenati. Osserva curiosa Milano – la città dove (non) vive, dove tutto potrebbe succedere, ci raccontiamo che sta succedendo e magari non succederà mai. Sbircia tutti i particolari, nessuno escluso, osservandoli dall’alto con distaccata eleganza.