Volo a vista

Schegge di felicità

staff
29 maggio 2012

Esistono momenti nella vita in cui ci si rende conto, con sopresa, che il diritto alla felicità – così sacrosanto da essere incluso nella costituzione degli Stati Uniti fra quelli che spettano a ogni individuo – è in realtà molto più a portata di mano di quanto si pensi.
Il trucco sta, secondo me, nello scomporre la felicità in tanti frammenti, numerosissimi e minuscoli, e, in quanto tali, capaci di nascondersi negli angoli più insopettati della nostra quotidianità.
E’ a queste piccole felicità che pensavo di dedicare il mio volo di oggi.
Che quindi risulterà un po’ più radente e suadente del solito, quasi fosse una ricognizione a caccia di quello che mi fa stare bene, nella mia pelle e nella mia città, e che magari piace anche a voi.
Partiamo, banalmente, dalla primavera; che quest’anno latita quanto un capo mafia, dissolvendosi in piogge più adatte a Mumbay nella stagione monsonica che a Milano, preda di vento che nemmeno a Trieste, e con temperature altalenanti il cui effetto più evidente è trasformare le mie gambe in zampogne.
Bene, nei rari giorni in cui si fa vedere io sono stupidamente felice.
Il sabato di sole sui giardini di via Palestro invasi dagli stand di Orticola mi ha procurato – come succede ogni anno – una gioia sincera; non ho il pollice verde, non ci sono speranze che io lo abbia in futuro, ma tutte quelle piante sono belle, tutti quei fiori sono pura cromoterapia, ogni anno ai primi di maggio mi coglie questa voglia irrazionale di cambiare casa e sceglierne una con un terrazzo, un giardino, almeno un grande balcone dove sedermi felice con in testa un cappello di paglia a contemplare la vita (felicità, contemplazione e cappello mi sembrano indissolubilmente legati fra loro…).
Mi rende felice girare per la città in bicicletta.
Ho passato gli ultimi 5 anni della mia vita a girare per la città in macchina, neanche fosse Los Angeles; ne ho guadagnato una raccolta di multe così vasta e variegata per tipologia di infrazione commessa che al comando dei vigili dovrebbero fare la ola ogni volta che passo da quelle parti, per non parlare delle rimozioni forzate (sono arrivata a sperare che l’auto me l’avessero finalmente rubata, pur di non tornare al garage di via Messina a testa bassa e digrignando i denti…).
Riscoprire la bicicletta come mezzo di trasporto non solo forse, sul lunghissmo periodo, potrebbe contribuire a riportare ossigeno alle mie finanze stremate, ma mi fa sentire la città più vicina.
Nonostante buche, rotaie, pavé, la città ti avvolge quando pedali, puoi perfino annusare i profumi se passi vicino a un parco (non c’è solo lo smog, giuro…).
Ovviamente anche il sole mi rende felice.
Alzarmi presto è sempre stato un incubo, un atto contro natura; la prendo sempre e da sempre sul personale quando la sveglia suona.
Ma con il sole è diverso, mi basta intuirlo attraverso le persiane per riuscire non dico a saltare fuori dal letto, ma ad affrontare con meno mestizia il rito del risveglio.
E quando poi esci presto col sole ti sembra bella anche una strada fredda e senz’anima come via Vittor Pisani, mentre in taxi sfrecci verso la Stazione Centrale; che ti sembra bella anche lei, e pure questo contribuisce a far crescere una gradevolissima sensazione di felicità.
Un altro pezzetto di felicità sta poi nel prendere l’aperitivo la sera, in questi giorni di tarda primavera.
Il centro e’ pieno di bar che sono pieni di gente che chiacchiera, ride, vive.
Mi piace sedermi a un tavolino e guardare la vita tutto intorno e bere sempre le stesse cose: lo spritz perchè è colorato, il mojito perchè fa tanto vacanza anche se sei in via Brera, il Cosmopolitan perchè siamo ancora inconsolabili orfane di Sex & The City (perchè ovviamente l’aperiritivo con chiacchiera è affare da ragazze, a mariti e fidanzati si riservano momenti a più basso tasso di frivolezza…).
Quando invece ho proprio voglia di un bicchiere di vino – o anche due – scopro un altra scheggia di felicità in via Paolo Sarpi: nel micro-cosmo caotico delle Cantine Isola, dove giovani creativi, professionisti pentiti e una manciata di vecchietti meneghini agguerritissimi affollano lo spazio davanti al bancone o sul marciapiede – tutti con l’aria di sentirsi come se fossero nel salotto di casa loro – Luca, Gianni, Tina e Marco sanno sempre qual è il vino che ti renderà felice.
Poi mi rende felice ritrovare persone lasciate indietro lungo il percorso della mia vita, riprendere con loro il filo del discorso come se si fosse interrotto ieri.
Mi rende felice entrare dal parrucchiere in un pomeriggio di pioggia, pronunciare la parola “taglio” senza esitazione e uscire diversa e sentirmi finalmente me stessa. Come se il dentro e il fuori finalmente combaciassero. Almeno fino alla prossima volta.
Mi rende estremamente felice correre sul tapis roulant e – alla faccia del consumo calorico agognato – concentrami sulle ricette di Benedetta Parodi, impararle a memoria e poi, comprati gli ingredienti giusti, riprodurre a casa delle sublimi polpette di melanzane sporcandomi di impasto fino ai gomiti.
La mattina del sabato o della domenica mi procura una fitta di gioia restarmene a letto con il giornale, a leggere con calma, una riga alla volta, tutto quello che mi pare valga la pena di un approfondimento, dalla politica interna alla rubrica di gossip cittadino.
Tra poco, molto poco, mi renderà di nuovo felice il mare.

Wendy Maxwell

Wendy Maxwell (non) esiste, ma ha un punto di vista ironico su quello che succede, mentre vola prende appunti e trova spunti, su cui riflette e sorride aspettando la fine del mondo che, se anche poi non arriva, si va avanti già allenati. Osserva curiosa Milano – la città dove (non) vive, dove tutto potrebbe succedere, ci raccontiamo che sta succedendo e magari non succederà mai. Sbircia tutti i particolari, nessuno escluso, osservandoli dall’alto con distaccata eleganza.