Advertisement
Letteratura

Schiavi ed eroine. Tracy Chevalier ci racconta l’America del conflitto razziale

Virginia Francesca Grassi
27 gennaio 2013

Tracy Chevalier torna, acclamatissima, nelle librerie italiane con “L’ultima fuggitiva”.
Dopo i successi internazionali ottenuti con “La ragazza con l’orecchino di perla” – interpretata al cinema da una favolosa Scarlett Johanson –, “La dama e l’unicorno” e “L’innocenza”, l’autrice ci regala un altro appassionante romanzo storico.
Questa volta veniamo condotti per mano nel 1850, negli anni appena precedenti la Guerra di Secessione Americana. E ad attenderci è una nuova eroina: Honor Bright, il cui nome richiama già in se un destino fatto di moralità, passione e senso di giustizia. Honor sta fuggendo. Si lascia alle spalle un fidanzato che l’ha abbandonata per un’altra donna, i dolci prati del Dorset e tutte le certezze di casa. Da Bristol alla volta del Nuovo Mondo – accompagnata da un perenne mal di mare.
Dopo l’improvvisa morte della sorella Grace, sua compagna di viaggio, si troverà persa nell’immensità di un paese straniero e inospitale, confortata solo dall’austerità quacchera, comunità a cui appartiene, e dalla generosità di un’amica inaspettata, la modista Belle.
In un viaggio sentimentale a ritroso, l’autrice – che è nata negli Stati Uniti, ma dal 1984 vive in Inghilterra – ci fa vivere attraverso gli occhi stupiti della sua protagonista un mondo che ha in sé tutte le incognite dell’altrove, in cui tutto è possibile e in cui tutto si può realizzare. Ma in cui si è costretti anche a scontrarsi con una realtà cruda come la schiavitù.

Un interrogativo morale segnerà infatti la coscienza della nostra giovane eroina: in un paese in cui aiutare o nascondere uno schiavo fuggito è un reato punito con la galera, come si possono ignorare le richieste di aiuto di un’umanità impaurita e in fuga? Del resto non è proprio la Bibbia a dire che tutti gli uomini sono uguali?
Honor è un’anima buona e sa pensare con la sua testa. Entrerà a far parte della Underground Railroad, una società segreta che aiuta gli schiavi del Sud a raggiungere il Canada, fornendo riparo e sostentamento. Questo, nonostante il fascino tagliente di Donovan, un misterioso cacciatore di schiavi – che a dire la verità fa molto Mister Darcy –, uomo i cui principi morali la indignano, ma che allo stesso tempo è capace di attrarla magneticamente.
Una narrazione tersa e vivace, che attraverso un’accurata ricostruzione storica cattura il lettore e suscita riflessioni profonde. Una storia intensa, una storia di fughe e destini incrociati. Ma soprattutto un appello alla solidarietà umana e ai valori universali della tolleranza e dell’antirazzismo.

Virginia Grassi

“L’ultima fuggitiva” di Tracy Chevalier, Neri Pozza, traduzione di M.Ortelio, pp. 313.


Potrebbe interessarti anche