Sport

Schwazer e Juve, i grandi peccatori

Riccardo Signori
11 maggio 2016
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Gigi Buffon

C’è peccato e peccato. Poi ci sono i grandi peccatori, che non si scordano più. Il caso di Alex Schwazer rianima questa nostrana abitudine che rende l’Italia eternamente guelfa e ghibellina. Ma anche questo è sport, per gli usi e costumi nazionali. Puoi scontare la tua pena, ma sarai sempre colpevole. Un po’ come è capitato alla Juve. Calciopoli è stata la sua croce, è finita in serie B , è risalita. Vero, poteva arretrare fino alla serie C, secondo legge calcistica. Ha pagato meno di quanto rischiava. Però ha pagato. Eppure su tutti i campi dell’altra Italia resta la squadra che ha vinto scudetti grazie a giochi di prestigio di certi dirigenti, ha messo gli arbitri in sudditanza e continua a galleggiare tra “l’essere e il non essere” una squadra a pieno titolo più forte di tutte. Sabato riceverà nel suo stadio la coppa del quinto scudetto consecutivo, prima di avviarsi verso la leggenda: la corsa al sesto titolo di fila. Meglio di così, che altro?

Ma se i suoi dirigenti sono eccessivi, e antisportivi, nell’attribuirsi due scudetti in più, altrettanto coriacei e numerosi sono i detrattori per i quali la Signora del calcio italiano resta una peccatrice.

 Nonostante numeri e risultati,  basta un fischio sbagliato per riportarci a Calciopoli, alla legge dei bari, alla colpa incancellabile, al dubbio e magari al torto preconcetto. Mezza Italia non perdona, come invece capita in altri ambiti: sportivi e non.

Tanto per esemplificare, e parliamo solo di sport: il Milan finì male nel calcio scommesse, ma le colpe e i colpevoli si sono stinti nella memoria e nell’aver scontato le pene. Paolo Rossi è ricordato come il Pablito del mundial ’82 e non come il Paolo Rossi che scontò una squalifica figlia del calcio scommesse. E tutti ce lo siamo goduti nella veste di Pablito, grazie ai gol che portarono al titolo del mondo. Così la Juve con i suoi Buffon, Del Piero, Camoranesi, Cannavaro.

Alex Schwazer

Alex Schwazer

Povero Schwazer:è forse l’unico apparentato alla Signora d’Italia per gli apostoli del credo sportivo moralista. Eppure la compagnia potrebbe essere numerosa. Alex ha  brutalmente sbagliato e pagato. È tornato alle gare dopo 3 anni e 9 mesi di squalifica per doping, ha dimostrato che si può vincere anche senza doparsi ma per arrivarci ha percorso una lunga espiazione: squalifica, persi gli sponsor, perduto lo stipendio dall’arma dei Carabinieri, addio alla fidanzata Carolina Kostner che, per amore, ha raccontato qualche bugia. Alex ha sofferto, è andato in depressione, ha ricominciato a guadagnarsi da vivere facendo il cameriere, ha rimesso in moto la sua macchina da atleta, ha convinto Sandro Donati, il più credibile fra i combattenti del doping, si è circondato di gente capace e magari attenta all’aspetto umano.

Eppure per la mezza Italia fedele all’immagine integerrima, e magari dimentica dei propri peccatucci per farla franca in piccole e grandi cose, resterà il peccatore da tenere al bando. Dicono: ha rubato quindi… Senza pensare invece: chissà quante storie restano ancora nascoste o ci sono state nascoste. Non puntiamo solo sull’atletica. Marco Pantani è rimasto un eroe del ciclismo, nonostante tutto. Chissà perché?  L’Inter ha lasciato dietro di sé zone di grigiore più che di candore: non ha pagato nulla. E restiamo solo ai tempi nostri.

Schwazer è tornato sulle strade imitando la Juventus: capace di sbaragliare tutti. Per ora. Poi ai Giochi olimpici potrebbe andargli peggio.  Giochi del destino. Ma Schwazer, come la Juve, insegue la leggenda: vittorie grandi e pulite per far impazzire gli esorcisti del peccato. E continuare la lotta contro quell’Italia accusatrice in servizio permanente.


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